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mercoledì 2 gennaio 2013

La lista del lunedì: 33librix3aggettivi (speciale 2012)

Spesso rimango stupito da come moltissime persone riescano ad emettere pareri, opinioni o giudizi scarni e perentori su cose che mi lasciano spesso basito e meravigliato, come i libri, o gli esseri umani.
Il fatto che i suddetti giudizi spesso risultino sbagliati o caricaturali non fa che aumentare il mio stupore, e anche un po' la mia muta ammirazione per queste persone che si sentono così sicure del proprio metro di giudizio.
E così, naturale e spontaneo, scatta il mio impulso ad imitarle  con questo timido tentativo di risultare sintetico e definitivo in una categoria a cui più per passione che per ragionamento mi sento vicino: i libri.
La regola che mi sono dato, completamente arbitraria, è sempre tre aggettivi per libro. 
Ovviamente ci saranno alcuni riconoscimenti e un'eccezione. 
P.s.: Che trentatré siano stati i libri e trentatré pure gli anni che ho compiuto nel 2012, è solo per pura coincidenza.

  1. La donna della domenica, Carlo Fruttero & Franco Lucentini, Mondadori, 2001 (preso prima della morte di Fruttero, non vorrei che pensaste che porto sfiga): ironico, macchiettistico, meccanico.
  2. Una pinta d'inchiostro irlandese, Flann O'Brien, Adelphi, 1993: surreale, arabesco, avvincente.(Consigliatissimo! Non fatevi ingannare dall'orribile titolo italiano).
  3. Provincia Exotica, Fabrizio Tavernelli, Ass. Cult. Dellacella, 2011: lisergico, iconoclasta, grottesco.
  4. La vita intensa, Massimo Bontempelli, Isbn edizioni, 2009: precursore, assemblato, sprezzante.
  5. Rayuela: Il gioco del mondo, Julio Cortázar, Einaudi, 2002: incantevole, caotico, vivo (Categoria: Prima o poi nella vita. Alcune scene e alcune storie vi entreranno in testa così bene da pensare che siano vostre).
  6. Sforbiciate, Fabrizio Gabrielli, PianoB edizioni, 2012: colorato, colorito, ricercato.
  7. Una banda di idioti, John Kennedy Toole, Marcos y Marcos, 2003: acidulo, umoristico, burattinesco.
  8. Il giardino dei Finzi-Contini, Giorgio Bassani, Mondadori, 1999: elegante, intimo, crudo.
  9. Jacques il fatalista e il suo padrone, Denis Diderot, L'Unità | Einaudi, 1992: comico, incalzante, sorprendente.
  10. Il tempo materiale, Giorgio Vasta, Minimum Fax, 2012: denso, controllato, lineare.
  11. Due ussari, Lev Tolstoj, L'Unità | Eianudi, 1992: geometrico, allegro, nostalgico.
  12. Diceria dell'untore, Gesualdo Bufalino, Sellerio, 1989: nevrotico, lirico, piacevolissimo (Consigliato!).
  13. Prima che il buio circondasse ogni cosa, Davide Enia, Il sole 24 ORE, 2012: realistico, amaro, forte. 
  14. Così in terra, Davide Enia, Dalai editore, 2012: aforistico, mimetico, esemplare.
  15. La lunga notte del dottor Galvan, Daniel Pennac, Feltrinelli, 2005: divertente, scorrevole, mimico.
  16. Nel paese del magnano, Sandro Campani, Italic Pequod, 2010: nutriente, delicato, epidermico. (Miglior non-più-esordiente)
  17. L'editore, Nanni Balestrini, Derive Approdi, 2006: accerchiante, audace, difficile.
  18. La memoria dell'acqua, Fabio Veneri, Rayuela edizioni, 2012: radicato, generazionale, culturale.
  19. Watt 0,5, AA. VV., rivista edita da  IFIX e Oblique Studio, 2012: sinfonico, completo, altero.
  20. Rovina, Simona Vinci, Edizioni Ambiente collana verdenero, 2007: sentito, mappante, limpido.  
  21. L'arte della fame, Paul Auster, Einaudi, 2002: stimolante, intellettuale, pacato.
  22. Sbarcare il lunario, Paul Auster, Einaudi, 1997: rivelatorio, nitido, tenero (Consigliato agli aspiranti scrittori).
  23. Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, J.D. Salinger, Einaudi, 1965: morbido, amichevole, balsamico (Consigliatissimo! specie se siete in un momento difficile).
  24. Pesci, Evelina Santangelo, :duepunti edizioni, 2011: attuale, visivo, umanitario.
  25. Oggi e dopodomani, Patrik Ourednik, :duepunti edizioni, 2011: caustico, irriverente, metatestuale.
  26. Opere, Epicuro, editori Laterza, 1975: placido, innalzato, logico.
  27. Humpty Dumpty di Lewis Carroll nella trad. di Antonin Artaud, Einaudi, 1993: brillantemente riuscito (questo libro fa parte di una collana che si propone di mettere su due facciate tre lingue che seguono la stessa storia. 
    È un esperimento, che io sappia, da nessuno in Italia tentato e portato avanti, anche se in realtà utilissimo per studiosi e appassionati). 
  28. Poesie, E. E. Cummings, Einaudi, 1998: intenso, stravagante, tenero.
  29. Poesie, Guido Gozzano, L'Unità | Einaudi, 1993: bislacco, ritmico, ritroso.
  30. Teneri Bottoni, Getrude Stein, liberilibri, 2006: noioso, inconsistente, cervellotico (Unico libro abbandonato quest'anno, anche grazie alla pessima nota introduttiva. Sconsigliatissimo!).
  31. Costola n.1, AA. VV., rivista della Casa Editrice Gigante, 2012: universitario, caustico, punk.
  32. Garibaldi fu ferito, e noi?, Paolo Nori, il sole 24 ORE, 2012: attento, tortuoso, toccante.
  33. Il mio regalo sei tu, Sarah Spinazzola, Marcos y Marcos, 2012: scanzonato, tenue, liquido.   

martedì 4 dicembre 2012

Noema - raccontino erotico


Questo racconto è dentro a questo numero speciale sul Porno (è gratis, potete consultarlo e scaricarlo qui), contenente i contributi sul tema delle più svariate realtà scrittorie in zona emillica e non, redatto e impaginato da dei matti che si fanno chiamare Mumble:, che tra le innumervoli cose che sono e fanno, organizzano cose incredibili in tempi di crisi come l'Indidee, un festival dedicato all'editoria indipendente in Italia, giunto alla sua terza edizione il mese scorso. Ringrazio nuovamente i mumblàr e poi... Enjoy.


Era un ottobre caldo e assolato di qualche anno fa, come quello di questi giorni in cui sto scrivendo. Stavo andando a Bologna, avevo da poco cominciato un corso di editoria e come esercizio dovevamo scegliere un libro già pubblicato da rivisitare come linea editoriale, grafica e promozione. Dovevo ancora decidere cosa portare. E su quel treno, salendo a Carpi, ho aperto Il Paese delle ultime cose di Paul Auster (Guanda, 1996) che comincia così:
“Queste sono le ultime cose, scriveva. A una a una esse scompaiono e non ritornano più. Posso raccontarti quelle che ho visto, quelle che non esistono più, ma temo di non averne il tempo.” 
E in tre frasi questo libro, almeno a me, ha dato tutto il senso della perdita, della fine e dell'incessante tentativo dell'umanità di registrare, salvare, porre un limite all'infinita dissoluzione del presente e del passato nel futuro vuoto.
Il libro, la narrazione, non è altro che una interminabile lettera di una ragazza, Anne Blume (i più curiosi possono scoprire che è un nome con dietro una non piccola storia letteraria), a un non ben specificato ragazzo, che inevitabilmente, nel vorticoso gioco del tu e dell'immedesimazione, finisci per essere il tu che leggi in quel momento quel terribile resoconto. Una Sherazade che ti racconta, momento dopo momento, a te lontano e perciò inutile sultano, come sta lottando contro la morte, giorno dopo giorno.

A pagina dodici, lo ricordo perfettamente, ero già completamente dentro la storia e insieme ad Anne vagavo per i meandri della metropoli in cerca di cibo, vestiti, cercando di tenermi alla larga da tutto e da tutti, cercando di sopravvivere in questo mondo dopo che l'Apocalisse era già scesa e aveva portato con sé quasi ogni traccia di vita. A pagina dodici infatti, ho rischiato di restare fermo sul treno arrivato a Modena e di non prendere il treno, l'altro, per Bologna. Un sorriso gentile, mascara marcato, occhi verdi, un piercing al centro del labro inferiore color pesco, sopracciglia rifatte, capelli lisci nerissimi, dita morbide, unghie dipinte di viola che si sospendono un millimetro sopra il polso, il mio.
Siamo arrivati.
Dice con voce dolce, come non volesse disturbare.
Non fosse per questa apparizione sconosciuta, sarei rimasto su quel treno fino alla fine del libro.
Ringrazio, leggermente confuso, le belle ragazze mi danno sempre questo effetto. Lei scende con un sorriso sulle labbra. In un attimo mi chiedo cosa si prova a baciare due labbra così, con quel minuscolo pezzo d'acciaio al centro.
Ma devo affrettarmi. Devo scendere. Sul binario non la vedo più.

Salgo sul treno giusto, bramoso di scoprire cosa sarebbe successo alla nostra eroina, mentre stiamo per sfuggire a un posto di blocco di gang che ormai controllano a macchie le vie della città, incappo in pagina diciassette:
“Ti ricordi? Quanto mi piaceva dirti le bugie, farti credere alle mie storie e osservare il tuo viso diventare serio mentre ti conducevo da un luogo eccezionale all 'altro. Poi ti dicevo che era tutto inventato e tu cominciavi a piangere. Amavo quelle lacrime quanto il tuo sorriso. 
Sì, probabilmente ero un po' perversa, persino a quei tempi, con quei vestitini che mia madre era solita farmi indossare, con le mie ginocchia ossute e coperte di lividi e la fica glabra da bambinetta. Ma mi amavi vero? Mi hai amato fino a diventare pazzo.”  
Ecco, io, in questo punto esatto, ricordo benissimo di aver alzato lo sguardo per vedere se qualcuno in tutto lo scompartimento si fosse accorto che ero diventato, completamente, rosso.
Rosso di passione, di desiderio, di vergogna.
L'erezione, naturale, potente, era camuffata sotto la giacca e le braccia appoggiate sui fianchi, ma la faccia, dio mio, come avrei potuto camuffare la faccia!
Sentivo il sangue e il suo calore circolare in zone che normalmente non pensiamo nemmeno che ci possa arrivare, come le proverbiali punte delle orecchie.
Ero certo che se mi avessero anche solo chiesto una cosa a caso, avrei fatto fatica a mettere insieme due consonanti. Dubito anche che si sarebbe sentito qualcosa, la mia gola era secca come un canyon. E se si fosse rifatta viva la mia salvatrice, occhi-verdi-e-piercing-al-labbro? anche solo per dirmi che adesso eravamo arrivati a Bologna? La risposta era solo Atti Osceni In Luogo Pubblico.

Per mia fortuna lo scompartimento era quasi vuoto e in ogni caso, nessuno dei posti intorno a me, o da cui potevo essere visto, erano occupati. Anche se credo che del mio improvviso avvampare se ne sarebbe accorto anche il macchinista all'altro capo del treno.

Quest'anno, per motivi di studio, m'è capitato di scorrere la lista delle figure retoriche e, come tutti, per meglio memorizzarne i nomi, li associavo agli esempi che mi venivano più spontanei. Così per l'onomatopea in testa mi dico  la parola tortora, per l'adynaton immagino il cammello con l'ago e i ricchi in paradiso, e per la noema (- evidenziare un concetto esprimendolo con uno stile differente rispetto al contesto - ) io penso sempre a un treno, a una ragazza col piercing, a una fichetta glabra e al sole d'ottobre.