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venerdì 8 marzo 2013

Girandola

In questa storia c'è un tizio che legge un libro, dove c'è un pescatore che legge un libro, dove c'è una principessa che legge un libro, dove c'è un dottore che legge un libro, dove c'è una ragazza che legge un libro, dove c'è un investigatore che legge un libro, dove c'è una casalinga che legge un libro, dove c'è un ozioso che legge un libro, dove c'è una matta che legge un libro, dove c'è un dinosauro che legge un libro, dove c'è una signora di provincia che legge un libro, dove c'è un cacciatore che legge un libro, dove c'è un maestro che legge un libro, dove c'è un cavaliere che legge un libro, dove c'è una bimba che legge un libro, dove c'è un libro che legge un tizio (questa era per vedere se eravate attenti), dove c'è una balena che legge un libro, dove c'è una strega che legge un libro, dove c'è un ambasciatore che legge un libro, dove c'è uno scarafaggio che legge un libro, dove c'è uno scrittore che legge un libro, dove c'è un demone che legge un libro, dove c'è una città che legge un libro, dove c'è un robot che legge un libro, dove c'è una poetessa che legge un libro, dove c'è uno scrivano che è alla penultima pagina ma è indeciso, non sa proprio se vuole finire di leggerlo, il suo libro. E intanto tutti gli altri, fuori, aspettano.

martedì 22 gennaio 2013

Consacrazione


La libreria è un ex magazzino dei libri resi alla casa editrice, a campata unica, con le strisce di adesivo industriale ancora sul pavimento, a dirti dove andavano i muletti e i pallets. È a Modena, in piena zona industriale, e di fianco i nostri vicini vendono materassi o mercedes. La facciata è una vetrata gigante, integrale. A venticinque passi dalla Via Emilia. Li ho contati, lo giuro. La grande e infinita arteria che mozza la mia regione in due. Un rumore infinito. Costante. Con picchi causati da clacson, frenate, incidenti e sirene. Onnipervasivo. Prima, nella mia testa, questa parola aveva un significato lirico, musicale, era sinonimo di Wagneriano. Ora Via Emilia uguale Traffico Onnipervasivo.

La libreria era stata aperta a novembre dell'anno precedente e non passava giorno che non entrasse qualcuno a chiedere cosa vendevo lì. Proprio così. Col punto interrogativo. Senza nemmeno tentare ipotesi. Poi c'erano dei tipi, più minacciosi, che venivano col passo diretto e sostenuto, prendevano con fare deciso la maniglia, lo sguardo già un po' incarognito, la bocca storta per lo sforzo di aprire la porta, poi, nel percorso per raggiungermi al bancone,  si guardavano intorno, vedevano pile di libri ovunque e dicevano un po' delusi: “Ah, ma non è più il mercatino dell'usato...

Quindi, dopo un anno di domande stralunate, invasioni inopportune e pressioni sulla miope dirigenza, finalmente, arriva l'insegna. Lunga tutta la vetrata. Luce bianca neon. Scritta rossa. La prima sera che l'abbiamo accesa qualcuno ci ha pure fatto la foto. Quella sera stessa, avevo appena chiuso la cassa, nascosto il contante e stavo per mettere a posto le ultime cose quando dall'altra parte della vetrata compare un tizio, uno qualunque, la prima vittima dell'irresistibile richiamo luminoso.
Scusiii!!!” sbraita lui per sovrastare il traffico serale che romba alle sue spalle "C'ha mica il Nome della Rosaa?".
E allora io, con calma, di qua dal vetro, sorridendo, col cuore pieno d'orgoglio, muovo più volte la testa, da sinistra a destra.


Questa storiellina mi è tornata alla mente grazie al blog di Stefano Amato (lo trovate anche qui nella colonna di fianco) che ha la mia più piena ammirazione per la scelta coraggiosa di vivere tra i libri e cercare giorno dopo giorno di creare accoppiamenti giudiziosi tra questi e la specie umana. 
In quella libreria non ci lavoro più ma questa, come si dice, è un'altra storia...

martedì 4 dicembre 2012

Noema - raccontino erotico


Questo racconto è dentro a questo numero speciale sul Porno (è gratis, potete consultarlo e scaricarlo qui), contenente i contributi sul tema delle più svariate realtà scrittorie in zona emillica e non, redatto e impaginato da dei matti che si fanno chiamare Mumble:, che tra le innumervoli cose che sono e fanno, organizzano cose incredibili in tempi di crisi come l'Indidee, un festival dedicato all'editoria indipendente in Italia, giunto alla sua terza edizione il mese scorso. Ringrazio nuovamente i mumblàr e poi... Enjoy.


Era un ottobre caldo e assolato di qualche anno fa, come quello di questi giorni in cui sto scrivendo. Stavo andando a Bologna, avevo da poco cominciato un corso di editoria e come esercizio dovevamo scegliere un libro già pubblicato da rivisitare come linea editoriale, grafica e promozione. Dovevo ancora decidere cosa portare. E su quel treno, salendo a Carpi, ho aperto Il Paese delle ultime cose di Paul Auster (Guanda, 1996) che comincia così:
“Queste sono le ultime cose, scriveva. A una a una esse scompaiono e non ritornano più. Posso raccontarti quelle che ho visto, quelle che non esistono più, ma temo di non averne il tempo.” 
E in tre frasi questo libro, almeno a me, ha dato tutto il senso della perdita, della fine e dell'incessante tentativo dell'umanità di registrare, salvare, porre un limite all'infinita dissoluzione del presente e del passato nel futuro vuoto.
Il libro, la narrazione, non è altro che una interminabile lettera di una ragazza, Anne Blume (i più curiosi possono scoprire che è un nome con dietro una non piccola storia letteraria), a un non ben specificato ragazzo, che inevitabilmente, nel vorticoso gioco del tu e dell'immedesimazione, finisci per essere il tu che leggi in quel momento quel terribile resoconto. Una Sherazade che ti racconta, momento dopo momento, a te lontano e perciò inutile sultano, come sta lottando contro la morte, giorno dopo giorno.

A pagina dodici, lo ricordo perfettamente, ero già completamente dentro la storia e insieme ad Anne vagavo per i meandri della metropoli in cerca di cibo, vestiti, cercando di tenermi alla larga da tutto e da tutti, cercando di sopravvivere in questo mondo dopo che l'Apocalisse era già scesa e aveva portato con sé quasi ogni traccia di vita. A pagina dodici infatti, ho rischiato di restare fermo sul treno arrivato a Modena e di non prendere il treno, l'altro, per Bologna. Un sorriso gentile, mascara marcato, occhi verdi, un piercing al centro del labro inferiore color pesco, sopracciglia rifatte, capelli lisci nerissimi, dita morbide, unghie dipinte di viola che si sospendono un millimetro sopra il polso, il mio.
Siamo arrivati.
Dice con voce dolce, come non volesse disturbare.
Non fosse per questa apparizione sconosciuta, sarei rimasto su quel treno fino alla fine del libro.
Ringrazio, leggermente confuso, le belle ragazze mi danno sempre questo effetto. Lei scende con un sorriso sulle labbra. In un attimo mi chiedo cosa si prova a baciare due labbra così, con quel minuscolo pezzo d'acciaio al centro.
Ma devo affrettarmi. Devo scendere. Sul binario non la vedo più.

Salgo sul treno giusto, bramoso di scoprire cosa sarebbe successo alla nostra eroina, mentre stiamo per sfuggire a un posto di blocco di gang che ormai controllano a macchie le vie della città, incappo in pagina diciassette:
“Ti ricordi? Quanto mi piaceva dirti le bugie, farti credere alle mie storie e osservare il tuo viso diventare serio mentre ti conducevo da un luogo eccezionale all 'altro. Poi ti dicevo che era tutto inventato e tu cominciavi a piangere. Amavo quelle lacrime quanto il tuo sorriso. 
Sì, probabilmente ero un po' perversa, persino a quei tempi, con quei vestitini che mia madre era solita farmi indossare, con le mie ginocchia ossute e coperte di lividi e la fica glabra da bambinetta. Ma mi amavi vero? Mi hai amato fino a diventare pazzo.”  
Ecco, io, in questo punto esatto, ricordo benissimo di aver alzato lo sguardo per vedere se qualcuno in tutto lo scompartimento si fosse accorto che ero diventato, completamente, rosso.
Rosso di passione, di desiderio, di vergogna.
L'erezione, naturale, potente, era camuffata sotto la giacca e le braccia appoggiate sui fianchi, ma la faccia, dio mio, come avrei potuto camuffare la faccia!
Sentivo il sangue e il suo calore circolare in zone che normalmente non pensiamo nemmeno che ci possa arrivare, come le proverbiali punte delle orecchie.
Ero certo che se mi avessero anche solo chiesto una cosa a caso, avrei fatto fatica a mettere insieme due consonanti. Dubito anche che si sarebbe sentito qualcosa, la mia gola era secca come un canyon. E se si fosse rifatta viva la mia salvatrice, occhi-verdi-e-piercing-al-labbro? anche solo per dirmi che adesso eravamo arrivati a Bologna? La risposta era solo Atti Osceni In Luogo Pubblico.

Per mia fortuna lo scompartimento era quasi vuoto e in ogni caso, nessuno dei posti intorno a me, o da cui potevo essere visto, erano occupati. Anche se credo che del mio improvviso avvampare se ne sarebbe accorto anche il macchinista all'altro capo del treno.

Quest'anno, per motivi di studio, m'è capitato di scorrere la lista delle figure retoriche e, come tutti, per meglio memorizzarne i nomi, li associavo agli esempi che mi venivano più spontanei. Così per l'onomatopea in testa mi dico  la parola tortora, per l'adynaton immagino il cammello con l'ago e i ricchi in paradiso, e per la noema (- evidenziare un concetto esprimendolo con uno stile differente rispetto al contesto - ) io penso sempre a un treno, a una ragazza col piercing, a una fichetta glabra e al sole d'ottobre.

lunedì 12 novembre 2012

Perché io

Ecco! Ma perché io? 

Ci mancava solo il sole in fronte, caldo e spiccicato, che devo arrivare a casa con questa bici, la Gloria, che l'ho trovata appoggiata a un palo lì vicino a dove lavoravo l'altra estate, libera, aperta, sconsolata. 
Ma era così calda e appiccicosa anche l'altra estate? Un altro po' e sudano anche le piante, le foglie e tutta l'erba, e ho pure dimenticato gli occhiali da sole. 
Poi spunta sempre fuori mio fratello, che vuole il prosciutto crudo fresco, sì devo ricordarmelo altrimenti apriti cielo, quello di due giorni che già non gli va più, dice che sa di vecchio, che non è buono... E te lo credo! lo lascia sempre aperto, senza busta e fuori dal frigo!
Se poi penso che fino a due anni fa si sbafava solo il prosciutto cotto, che a noi in casa sembrava quasi un alieno, tutti a mangiare il crudo e lui lì col cotto, che si sa, non è proprio il più genuino, il più naturale, ma quello non dura settimane, dura secoli, quello sì che lo mangiava comunque, senza storie, era solo suo mentre alla Gloria, che la usiamo un po' per uno, c'ha dato con lo spray verde fosforescente, e anche del nero, il nero davanti, il verde dietro, nero e verde che adesso, più che una bici, sembra un ramarro gigante.

E allora, perché io? se manca tutto in casa, naturale, Esci tu? Nono, esco io, in bicicletta perché mi sono imposto che se non sto lavorando non spreco benzina così, per pigrizia, che andare al supermercato saran meno di due chilometri e mi fa anche piacere passare per il quartiere, così fermo, riposato, in quiete. 
All'andata.

Adesso invece, al ritorno, con la spesa messa sul cestino davanti, cestino doppio, perché quello vecchio traballa ma non siamo ancora riusciti a svitarlo e allora ho messo quello nuovo, di metallo, senza buchi, sopra a quello di vimini, bucato, sbrindellato, colorato di nero, e tutto oscilla come in una babele gastronomica e intanto che esco dal parcheggio e mi metto in strada c'è uno che saluta, sobrio, col finestrino abbassato, fa ciao con la manina, bassa bassa, come se non volesse disturbarmi la concentrazione in questo esercizio acrobatico di alta scuola, e allora io dico Ciao! mentre mi passa vicino anche se non lo conosco, perché son sicuro che non lo conosco, poi guardo meglio mentre mi scorre davanti e vedo che invece sta salutando lo specchietto laterale e infatti sta salutando quello in auto dietro che anche lui, col braccio fuori saluta, e niente, avessi avuto gli occhiali da sole avrei fatto finta di niente, ma succede, e allora appoggio sull'asfalto il minicarrellino portatile che la nonna ci ha prestato per queste occasioni, ma che per fortuna non mi è servito, epperò lo devo riportare a casa e poi lo devo oliare perché il suo cigolio sta aizzando tutti i cani del vicinato, che proprio deve essere un ultrasuono molto particolare perché non me ne scappa uno! incredibile quanti cani siano nascosti dietro a tutte queste villette, casette, case bifamiliari, perfino dai balconi dei condomini, saltan tutti fuori, son tutti qui a farmi il corteo, come quando passa il presidente o muore qualcuno di famoso e tutti si sporgono dalle case con le facce pensierose, i bambini in braccio alle mamme, i padri con le facce serie, compite, proprio da padri di famiglia appunto, e così alla fine, a mezzogiorno spaccato d'agosto, nessuno in giro ma coi cani tutt'attorno, con una mano sul carrellino, l'altra sul manubrio, con davanti la pila di succhi-di-frutta, tè-in-bottiglia, insalata, carciofi-sott'olio, acciughe-sott'olio, pomodorini-sott'olio, melanzane-sott'olio, funghi no, funghi freschi mi raccomando, detersivo piatti e ammorbidente, pollo arrosto, patatine, prosciutto crudo, sì l'ho preso, e baguette che mentre pigli le cunette devi sempre pregare che non finiscano nei raggi, sorridere da solo: perché io, penso a te.

Questo miniraccontino l'ho composto in occasione di un concorso per Racconti Brevi a tema "Nel frattempo" promosso dalla Banca del Tempo e dal comune di Bomporto (Mo). Non ho vinto niente, ma il racconto mi piace lo stesso, così ve lo propongo.  

venerdì 9 novembre 2012

Sinistrismi 13: Ri(ri)pensamenti

Devo rivedere tutta la mia teoria sul mancinismo.
C'è una falla. 
Una pecca.
Uno squarcio.
Una spaccatura.
Un buco.
Grosso così.
L'ho scoperto per caso ieri sera, che poi non l'ho scoperto, è stato solo un ricordo rimosso e ritornato, un momento da madeleine proustiana. 
Una madelaine che sapeva di brianza, di boschi e parchi in autunno dove la classe media biscionesca del decennio scorso si poteva permettere di trascorrere le giornate ancora libera dal via cavo, dal satellitare e dal multitasking, mentre noi, ruvidi da una notte all'undicesimo piano di un palazzone del quartiere Niguarda, pigiati in sei in una Punto bianca, reduci da una serata al Leoncavallo con torte alla maria, esaltati dall'ultimo  concerto dei Fugazi in terra italica, approdavamo a casa di amico di amici, con classica villetta monofamiliare a piani sfalsati così moderna, tinte calde pastello, parquet legno chiaro, tavolino di cristallo, riviste di moda, carrello dei liquori e dalla sua finestra, mentre guardo un leggero tappeto verde alto meno di tre centimetri declina per poi risalire verso la cima, al centro del belvedere dirimpetto, una villa uguale, identica a quella dove sono. 
L'amico di amici ci dice Quella villa è la villa dei genitori di Marco Castoldi.
Morgan...
(courtesy of La Stampa)
Allora forse ho sbagliato tutto...

Anzi no, spiega tutto. 
Sono gli altri che sbagliano.
Cazzo!

martedì 6 novembre 2012

La lista del lunedì: Gli auguri in controtempo (con foto)

La lista di oggi, che esce in ritardo, non è nemmeno una lista. 
Sarebbe stata una lista di biglietti d'auguri, bigliettini amorosi, post-it di ringraziamento, congratulazioni, telegrammi,  fogliettini, vignette, fumettini, poster personalizzati, favole lisergiche, foto del 1985, lettere di felicitazione, cartoline da posti vacanzieri o buste con dentro messaggi anonimi comprensibili solo a me stesso, che però, messi in ordine cronologico e con l'ausilio di diagrammi, sarebbero stati in grado di presentare l'andamento della mia vita familiare, amicale e sociale all'interno dell'italia dagli anni '90 ad oggi. 
Ma ho pensato che avrei messo sotto i riflettori comunicazioni che forse è più giusto lasciare nel magico e morbido mondo del privato. Oltretutto devo ancora districarmi nel labirinto tra ortogrammi, aerogrammi e istogrammi. 

Perché non conosco bene questi banali sistemi di rappresentazione ed elaborazione dati? 
Sturiellett: il mio prof. di economia alle superiori era solito entrare fulmineo in aula, gracchiare con sgradevole voce acuta da fumatore-urlatore-borsa-tokyo: Adesso fate un bel compito in classe! poi scriveva il test alla lavagna, usciva rapidissimo, poco dopo entrava il bidello da lui incaricato per sorvegliarci, poi tornava dopo due ore con un nuovo taglio di capelli. In cinque anni non avrò capito molto di diagrammi, dare e avere, ammortizzamenti annuali, rateizzazioni, ma certo ho capito che gli economisti sono un sottoinsieme dell'italiano medio, solo molto più consapevole del proprio coefficiente d'impunibilità. 

Quindi ho eletto un solo bigliettino a campione delle meraviglie nascoste nei messaggi di auguri che noi tutti riceviamo ogni anno, in ogni occasione più o meno ufficiale o improvvisata. Eccolo qui:

giovedì 13 settembre 2012

Sturiellett: un matrimonio e tre letti

Sabato scorso c'erano degli amici musici che erano stati ingaggiati a un matrimonio epico e fiabesco in quel di Reggio Emilia tra una Ravennate di nascita e Toscana d'adozione e un Ucraino di nascita e Polacco di famiglia. Gli amici musici chiedevano pernottamento, per loro due e per la morosa di uno dei due. La morosa dell'altro era a Roma.
Quindi tre letti. per una notte. La notte del matrimonio. Perché poi il giorno dopo avevamo, i musici e noi Barabbas, la lettura con le mondine, quindi che senso ha tornare a casa e poi andare a Modena se sei già in zona? 
Quindi un matrimonio e tre letti.
E il mio amore e io eravamo tra gli invitati, al matrimonio. Il mio amore per la prima volta, o quasi, sui tacchi. Infatti.
Il mio amore è poi qualcosa di incredibile. Così incredibile che chiunque la guardi pensa che sia alta almeno 10 centimetri in più della sua statura. Io stesso, nella mia testa, quando la guardo, la vedo alta come me. E non sono l'unico. Dev'essere una sorta di vertigine collettiva.
L'altra sera però era davvero alta come me. E rischiosamente, vi dirò.
Ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Tornati a casa salvi e felici.
Ma casa nostra, a Correggio, per ora, non ha letti in surplus. un matrimoniale e un divano. Punto.
Quindi avevo chiesto ai miei genitori di ospitarli per una notte. Mio fratello, che ha un letto matrimoniale, dormiva dalla sua morosa e così la coppia era a posto. Il musicista single invece si sarebbe dovuto accontentare del mio vecchio e caro soppalco. Tutto a posto, ma.
Ma la morosa di uno dei musici, la morosa prevista, non è poi arrivata, causa imprevisto.
Accompagniamo i musici a casa dei miei, a Carpi, dopo una serata piacevole iniziata con mazurke e finita con frenetici giri di superalcolici innescati dalla proverbiale domanda che ogni romagnolo vuole fare a uno dell'Est: "Ti piace la wodka?"
(Quella sera abbiamo scoperto anche che acqua in polacco si dice woda, praticamente una kappa in meno.)
Risposta: "Sei tu uomo?"
E così sia. 
Storti e sorridenti scortiamo i musici a casa dei miei.
Riassumiamo: tre posti letto, due musicisti, una madre insonne che il giorno dopo, praticamente tre ore dopo il nostro arrivo, si sveglierà per andare in montagna in moto. (Sì, ho dei genitori bikers, e ne vado molto fiero).
Gli ingredienti ci sono tutti, a ben vedere.
Entriamo in  casa, scopriamo mia madre sveglia sul divano a leggere, presentazioni a mezzavoce (anche perché mio padre è di quelli che se alle cinque ti devi svegliare, alle due dormi) e momento totocamere.
Madre: "Allora qui c'è il matrimoniale."
Musico 1: "Ci vado io. Grazie e buonanotte."
Madre: "Buonanotte. E qui, in questa stanza c'è il soppalco."
Musico 2: "Perfetto."
Madre: "Ma sei sicuro? non volete dormire insieme?"
Musico 2: "Perché? va benissimo così. Anzi, grazie mille!"
Madre: "Ma ti senti sicuro lì? Metti che parte una scossa, come fai?"
(in effetti non ho pensato a come sarebbe stato beccarsi la scossa del 20 maggio sospeso a quasi 2 metri d'altezza.)
Musico 2 (sfoggiando impavido coraggio romagnolo): "Ma no! ma cosa vuoi che succeda, ormai. Va benissimo così. Davvero. Buonanotte. Grazie."
Madre: "Va bene, buonanotte allora."
Mia madre va a letto e nel dormiveglia penserà: "Guarda che carini questi amici gay di mio figlio. Sono così discreti che pur di non turbarci non dormono insieme."

(I musici mi hanno concesso l'autorizzazione a renderli noti: essi sono i Gianluca e le cose, dove Gianluca è il contrabbasso e i due musici sono le cose pensanti e suonanti chiamate Fabrizio Chinaglia e simone rossi, che è pure scrittore pubblicato e selfpubblicato e lo trovate qui.)