Riassunto delle puntate precedenti:
Pietro Specifico, il ragazzino che affonda senza fatica, ha cominciato la sua discesa nel mare.
E siamo già al gran finale. La prima puntata è qui. La seconda qui. La terza è qui.
Ad ogni passo Pietro affonda ormai fino alla caviglia. Il blu intorno a lui ha smesso di assomigliare al tubetto che usa quando colora il mare che disegna come una fila sterminata di corone. È diventato più scuro e molto più freddo. La pressione dell'acqua intorno e sopra di lui ha raggiunto un livello insopportabile. Pietro è costretto ad arrancare, una mano sul tubo, l'altra a tappargli il naso per permettergli di decomprimere e stapparsi le orecchie. Pesci non ne scorge più, ma neppure le alghe sembrano aver messo casa in questa parte del mare. Strano, - pensa - sembra una scalata a rovescio, ma la fatica rimane. Non mi sento tanto bene. E chissà se avrò abbastanza metri ancora per arrivare in fondo...ho solo voglia di dormire...
"Pietro?" dice vicino una voce, in un sussurro.
"Chi... chi è?..."
"Io Pietro, son qui."
"Qui dove?"
"Qui, guarda su!"Pietro alza lo sguardo, e non sa bene cosa vede. Vede una cosa bianca, sottile, al centro di un alone. Quella cosa è luminosa ma di una luce tenue, come quella delle lampadine che mamma e papà mettevano nella presa della corrente quando aveva paura del buio. Un fantasma, Pietro pensa subito. Non nuota ma fluttua. Come se stesse volando. Bianca è bianca. Non ne vedo il volto, Ok, è un fantasma. Ed è pure femmina, cioé, è un lenzuolo sottile avvolto intorno a una femmina, quello Pietro lo capisce, da alcuni "dettagli". Ma è sicuro che tolto il lenzuolo, sotto non ci troverebbe niente, come i palloncini dei luna park. Certo, pensa Pietro, ci vado io in mare, perché non dovrebbero esserci anche loro, i fantasmi?
In questo momento Pietro dovrebbe avere paura, ma non ci riesce. Pietro è arrossito. Questa voce, la voce della cosa bianca, è una voce dolce, che fa carezze. È la stessa, identica, voce della ragazzina, lentiggini-nasinobottone-occhiverdi-ricci rossi, in terza fila, che a Pietro chiede sempre il temperino e in risposta lui sorride, sorride sempre, muto mutissimo mentre glielo consegna, con minuscola unione dei polpastrelli, però poi abbassa sempre lo sguardo. Ma sorride ancora.
E anche qui, riflesso condizionato, sorride talmente tanto che un altro po' gli scappa il tubo e chiede, flautato, rapito: "E tu, chi sei?"
"Sono Elenzuola, la fatina."
"La fatina?"
"Sì, la fatina dei letti disfatti, Elenzuola, proprio io Pietro. Sai quando stai facendo un sogno bellissimo, di quelli che corri per un prato che non finisce più oppure stai combattendo contro il drago o stai cercando un tesoro nascosto, volando come superman, e suona quella orribile sveglia, e tutto si rompe in mille pezzi e devi scappare a scuola? Ecco, quando te ne vai io resto lì, m'infilo nel tuo letto caldo, e comincio a rimettere a posto il tuo sogno in mille pezzi con colla e scotch. Non hai idea dove possono cacciare i pezzi più piccoli, ci sono schegge dappertutto e se non rimetti a posto tutti i pezzi non gira mica, sai? Quella del salto in botte dalle cascate del niagara mi stava facendo impazzire... devi smetterla di vedere certi documentari alla sera..."
"Uao..." dice Pietro "quindi è merito tuo se poi alla sera posso riprendere a sognare esattamente dal punto in cui mi avevano interrotto la sera prima? grazie! grazie mille!
"Figurati... come dice la fata turchina: È un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo! Ma tu piuttosto, cosa ci fai qui?"
"Lo sai no? ogni volta che entro in acqua io non riesco a galleggiare ma vado giù. Sempre. E allora ho pensato di scoprire perché. O almeno fino a che punto posso arrivare."
"Uhm, ma dici davvero? c'era scritto sul dossier, ma mi sembrava troppo strano, sei sicuro che sia una cosa fisica?"
"Cioé?"
"Cioè che sia una cosa proprio del tuo corpo e non una cosa diversa."
"Non lo so, dici?"
"Dico... ma andiamo avanti, vuoi, giusto?"
"Ah... sì."
Mentre procedono Pietro si sente molto meglio. Non è più solo e si sente sereno, radioso. Certo, il buio all'orizzonte è diventato nero come lo spazio tra le stelle, ma lui, lui la sua stellina ce l'ha, che gli parla, e c'ha pure un nome, Elenzuola.
Tecnicamente poteva anche dire ai compagni di classe che finivano nello stesso letto, così sicuro avrebbero smesso di chiamarlo Il Pilone, nessuno avrebbe sottilizzato sul come e quando, ma solo a pensarci era diventato rosso come un'aragosta. Intorno l'acqua è diventata pece e solo grazie alla fatina Pietro sa che il prossimo passo sarà sulla sabbia e non in un precipizio.
Dallo sfondo, che ormai è nero nero, compare una lucina, minuscola. Che ondeggia, lentissima. Elenzuola e Pietro si fermano di colpo.
"Guarda!" dicono insieme, poi restano lì, col fiato sospeso.
Anche Elenzuola, si vede perché il telo che la avvolge non si muove.
Poi, senza parlarsi, avanzano ancora di qualche passo.
E alla prima lucina se ne aggiunge una seconda, poi una terza, una quarta, una quinta, finché tutto l'orizzonte non sembra una fila danzante di lucine dell'albero di Natale.
"Siamo arrivati" dice in un soffio Elenzuola "Eccoci sul fondo del mare"
"Davvero?"
La voce di Pietro dovrebbe essere quella di chi ha raggiunto la meta, ma è una voce delusa, anche se rapita dallo spettacolo che ormai lo sta circondando.
"Vieni, andiamo a vederli da vicino" dice Elenzuola porgendogli un lembo del telo.
"Sicura che mi puoi sollevare? Guarda che sono pesante e tu, tu sei inconsistente, no?"
"Vuoi vederli da vicino o no?"
"Certo, ma chi sono? li conosci?"
"Sì, in un certo senso..."
E allora Pietro si aggrappa al lembo e in un lampo si ritrova sospeso, fluttuante, accanto a Elenzuola, in questo fantastico valzer di luci in fondo al mare. Pietro solo nei sogni ha saputo cosa vuol dire stare sospeso e ora che finalmente si trova a galleggiare, non ha parole per esprimere questa sensazione da così tanto tempo aspettata.
"Pietro, questi sono gli ultimi abitanti del mare, forse non sono stati i primi a viverci, ma sicuro saranno gli ultimi. Vivono qui da prima che le scimmie iniziassero a contarsi le dita, vivono qui da quando è iniziata la vita su questo pianeta e sono qui da sempre. Sono gli estragoni, i pesci lanterna."
E mentre Elenzuola parla, in sussurri, Pietro e lei sfilano in questa galleria di occhi neri e denti aguzzi e sguainati con in mezzo alla fronte una lucina che li guida e orienta, ghigni furiosi innestati su minuscoli corpi. Maschere di un carnevale andato a male, che dura da millenni.
"N-non ci possono sentire vero?" chiede Pietro, ora davvero terrorizzato.
"No, se non facciamo troppo rumore, non hanno orecchie, l'unico modo che hanno per sentirci è entrare nel loro alone di luce, cosa che ti consiglio di fare... però ti racconterò il loro segreto..."
Pietro, dallo stupore e dal terrore, non sta respirando, ma con due muscoli delle sopracciglia fa capire alla fatina di andare avanti.
"I pesci lanterna, gli estragoni come li chiamiamo noi, sono qui... da sempre... perché non hanno mai visto al di là di quello che hanno davanti... quella luce che invece di aiutarli... li tiene qui immobili da milioni di anni... Non hanno mai capito di essere loro la fonte della luce... e credono sempre che tutto ciò che gli passa vicino venga inviato dalla luce per aiutarli o sfidarli... E restano qui in attesa che la luce mandi loro qualcosa, ancora, tra un'ora o tra un anno, da secoli e secoli. E sono sempre uguali a se stessi, e non cambiano mai mai mai... E tu, forse, sei stato un po' come loro."
"In che... in che senso, scusa?" all'orrore dentro Pietro si stava mischiando anche un po' di corruccio, ma giusto qualche strisciolina.
"Nel senso che... a volte... la cosa migliore è cominciare a guardare le cose in modo nuovo... come hai iniziato a fare da quando sei qui in mare."
E qui Elenzuola libera di colpo il drappo dalla mano contratta di Pietro, che se potesse, farebbe pure lui gli occhi tondi e giganti degli estragoni, ma poi sente che non sta cadendo giù. Sta ancora galleggiando. Senza l'aiuto della fatina.
E forse.
Un sorriso. Un sussurro. "Grazie fatina".
Ancora un momento, immobile e opaco al centro di questa girandola luminosa.
Poi Pietro alza gli occhi e guarda tutta questa distesa infinita d'acqua sopra di sé.
Com'è profondo il mare, pensa.
E lentamente, senza muoversi, comincia a risalire.
giovedì 31 gennaio 2013
martedì 29 gennaio 2013
La lista del lunedì (bis): graphic novel 2012
Sì, succede anche questo, il bis.
Perché questo mese non poteva finire senza avervi segnalato tutti i graphic novel (o le graphic novel secondo alcuni) che ho letto l'anno scorso.
Mea culpa per non averveli accorpati con la lista dei libri letti nel 2012, ma alla fine da questa dimenticanza è nata una soluzione più chiara e più utile.
Infatti la lista sarà senza descrizioni, aggettivi o qualificazioni perché, saranno tutti quegli anni di apprendistato nel mondo dei fumetti, sarà la fortuna, l'anno scorso tutti i volumi che mi sono capitati tra le mani meritano la visione con lo sguardo meravigliato dei bambini e l'occhio stupito dell'ammiratore.
D'accordo, è vero, alcuni meritano un po' di più e metterò il classico consigliato o consigliatissimo tra parentesi ma in generale, se il mondo dei libri pieni solo di parole avesse la stessa qualità dei disegni con parole , avremmo davvero una bellissima editoria italiana. Ma bando alle ciance, ecco la lista (in ordine puramente casuale):
e per finire svariati e innumerevoli Rat-Man del grandioso Leo Ortolani, in dosi più che adeguate a raddrizzarvi le giornate.
Perché questo mese non poteva finire senza avervi segnalato tutti i graphic novel (o le graphic novel secondo alcuni) che ho letto l'anno scorso.
Mea culpa per non averveli accorpati con la lista dei libri letti nel 2012, ma alla fine da questa dimenticanza è nata una soluzione più chiara e più utile.
Infatti la lista sarà senza descrizioni, aggettivi o qualificazioni perché, saranno tutti quegli anni di apprendistato nel mondo dei fumetti, sarà la fortuna, l'anno scorso tutti i volumi che mi sono capitati tra le mani meritano la visione con lo sguardo meravigliato dei bambini e l'occhio stupito dell'ammiratore.
D'accordo, è vero, alcuni meritano un po' di più e metterò il classico consigliato o consigliatissimo tra parentesi ma in generale, se il mondo dei libri pieni solo di parole avesse la stessa qualità dei disegni con parole , avremmo davvero una bellissima editoria italiana. Ma bando alle ciance, ecco la lista (in ordine puramente casuale):
- Nessuno mi farà del male, Giacomo Monti, Canicola Edizioni
- Post Coitum: satire di un tardo impero, Makkox, Bao Publishing
- Ladolescenza, Makkox, Bao Publishing (consigliato!)
- Se muori siamo pari, Makkox, Bao Publishing (consigliatissimo!)
- Luke, Alice Socal, Giuda edizioni
- La coda del lupo, Marino Neri, Canicola Edizioni (consigliato!)
- Barcazza, Francesco Cattani, Canicola Edizioni
- Palindromi, MPCinque, Grrrzetic Editrice (consigliato!)
- Be a Nose! con tre sketchbooks, Art Spiegelman, Einaudi
- L'Eternauta, Hector G. Oesterheld e Francisco S. Lopez, I classici del fumetto di Repubblica (imprescindibile! ancora mi chiedo come ho fatto a parlare di comics prima di averlo letto)
- Grano blu, Anke Feucthenberger, Canicola Edizioni
- Coltrane, Paolo Parisi, Black Velvet (consigliatissimo!)
- Irene e i clochard, Rupert & Mulot, Canicola Edizioni
- Presina, Resina autoproduzioni featuring Tuono Pettinato (edizione limitata in 100 copie!)
- Geographical Institute Of Unconventional Drawing Arts, rivista numero III, Giuda Edizioni
- Geographical Institute Of Unconventional Drawing Arts, rivista numero IV, Giuda Edizioni
- Il numero delle bestie, Ericailcane, Galleria D406
- Asterios Polyp, David Mazzuchelli, Coconino Press
- Humus Vertebra, Stefano Ricci, Galleria D406
- Acqua storta, MPCinque e Valerio Bindi, Meridiano Zero graphic
e per finire svariati e innumerevoli Rat-Man del grandioso Leo Ortolani, in dosi più che adeguate a raddrizzarvi le giornate.
lunedì 28 gennaio 2013
La lista del lunedì: le funzioni di Propp
Volevo sfiancarvi con la lista completa e aggiornata dei seicentotrentotto tentativi di assassinare Fidel Castro (sì, seicentotrentotto, è pure entrato nei guiness dei primati per questo) ma dubito che ci saremmo arrivati in fondo, quindi oggi vi propongo una lista che mi è capitata tra le mani durante una lettura: la lista delle funzioni di Vladimir Jakolevic Propp.
La lista contiene tutti gli elementi, a volte può mancarne qualcuno ma la successione degli eventi è quella, per la creazione di una fiaba. Se volete giocarci un po', sopratutto se la conoscete già, potete estraniarvela, come ho fatto io: immaginate una storia vera, un fatto storico o un aneddoto, imprimetecelo sopra e cominciate a vedere passo dopo passo, in controluce, dove la sequenza sbanda, fuoriesce e dove invece ricalca esattamente la sequenza. Poi cominciate ad applicare questo esperimento ai vari generi e sottogeneri narrativi. Non l'ho ancora verificato ma posso scommettere che queste 31 funzioni, rispettate o ribaltate nella sequenza o nel significato, hanno la capacità di contenerli tutti:
La lista contiene tutti gli elementi, a volte può mancarne qualcuno ma la successione degli eventi è quella, per la creazione di una fiaba. Se volete giocarci un po', sopratutto se la conoscete già, potete estraniarvela, come ho fatto io: immaginate una storia vera, un fatto storico o un aneddoto, imprimetecelo sopra e cominciate a vedere passo dopo passo, in controluce, dove la sequenza sbanda, fuoriesce e dove invece ricalca esattamente la sequenza. Poi cominciate ad applicare questo esperimento ai vari generi e sottogeneri narrativi. Non l'ho ancora verificato ma posso scommettere che queste 31 funzioni, rispettate o ribaltate nella sequenza o nel significato, hanno la capacità di contenerli tutti:
- allontanamento
- divieto
- infrazione
- investigazione
- delazione
- tranello
- connivenza
- danneggiamento (o mancanza)
- mediazione
- consenso dell'eroe
- partenza dell'eroe
- l'eroe messo alla prova dal donatore
- reazione dell'eroe
- fornitura del mezzo magico
- trasferimento dell'eroe
- lotta tra eroe e antagonista
- l'eroe marchiato
- vittoria sull'antagonista
- rimozione della sciagura
- ritorno dell'eroe
- sua persecuzione
- l'eroe si salva
- l'eroe arriva in incognito a casa
- pretese del falso eroe
- all'eroe è imposto un compito difficile
- esecuzione del compito
- riconoscimento dell'eroe
- smascheramento del falso eroe o dell'antagonista
- trasfigurazione dell'eroe
- punizione dell'antagonista
- nozze dell'eroe
martedì 22 gennaio 2013
Consacrazione
La libreria è un ex magazzino dei libri resi alla casa editrice, a campata unica, con le strisce di adesivo industriale ancora sul pavimento, a dirti dove andavano i muletti e i pallets. È a Modena, in piena zona industriale, e di fianco i nostri vicini vendono materassi o mercedes. La facciata è una vetrata gigante, integrale. A venticinque passi dalla Via Emilia. Li ho contati, lo giuro. La grande e infinita arteria che mozza la mia regione in due. Un rumore infinito. Costante. Con picchi causati da clacson, frenate, incidenti e sirene. Onnipervasivo. Prima, nella mia testa, questa parola aveva un significato lirico, musicale, era sinonimo di Wagneriano. Ora Via Emilia uguale Traffico Onnipervasivo.
La libreria era stata aperta a novembre dell'anno precedente e non passava giorno che non entrasse qualcuno a chiedere cosa vendevo lì. Proprio così. Col punto interrogativo. Senza nemmeno tentare ipotesi. Poi c'erano dei tipi, più minacciosi, che venivano col passo diretto e sostenuto, prendevano con fare deciso la maniglia, lo sguardo già un po' incarognito, la bocca storta per lo sforzo di aprire la porta, poi, nel percorso per raggiungermi al bancone, si guardavano intorno, vedevano pile di libri ovunque e dicevano un po' delusi: “Ah, ma non è più il mercatino dell'usato...”
Quindi, dopo un anno di domande stralunate, invasioni inopportune e pressioni sulla miope dirigenza, finalmente, arriva l'insegna. Lunga tutta la vetrata. Luce bianca neon. Scritta rossa. La prima sera che l'abbiamo accesa qualcuno ci ha pure fatto la foto. Quella sera stessa, avevo appena chiuso la cassa, nascosto il contante e stavo per mettere a posto le ultime cose quando dall'altra parte della vetrata compare un tizio, uno qualunque, la prima vittima dell'irresistibile richiamo luminoso.
“Scusiii!!!” sbraita lui per sovrastare il traffico serale che romba alle sue spalle "C'ha mica il Nome della Rosaa?".
E allora io, con calma, di qua dal vetro, sorridendo, col cuore pieno d'orgoglio, muovo più volte la testa, da sinistra a destra.
Questa storiellina mi è tornata alla mente grazie al blog di Stefano Amato (lo trovate anche qui nella colonna di fianco) che ha la mia più piena ammirazione per la scelta coraggiosa di vivere tra i libri e cercare giorno dopo giorno di creare accoppiamenti giudiziosi tra questi e la specie umana.
In quella libreria non ci lavoro più ma questa, come si dice, è un'altra storia...
lunedì 14 gennaio 2013
La lista del lunedì: libri non letti sulla scrivania
Torno con questo caro appuntamento della lista del lunedì con una cosa esattamente davanti agli occhi, i libri che ancora non ho letto. Che sono poi la diretta conseguenza dei libri che non comprerò nel futuro prossimo venturo, fintanto che una fila di cotanta lunghezza mi si staglia davanti.
L'ordine di apparizione è assolutamente casuale anche se fa sorgere accoppiamenti, aggregazioni o contrasti tra aree tematiche che in futuro approfondirò. Da sinistra a destra:
- Venedikt Vasil'evic Erofeev, Mosca Petuski e altre storie, Feltrinelli, (per le altre storie, Mosca-Petuski l'ho già letto e lo consiglio a tutto il mondo)
- Louis Fernand Céline, Trilogia del Nord, Einaudi
- Louis Ferdinand Céline, Guignol's Band I-II, Casse-pipe, Einaudi
- Paul Valéry, Poesie, Feltrinelli
- Marco Belpoliti e Marco Sironi, Gianni Celati, Marcos y Marcos, (regalo di un caro amico)
- Gianni Celati, Cinema all'aperto: tre documentari e un libro, Fandango
- Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi
- Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares, Feltrinelli
- Stefano Tassinari, D'altri tempi, Edizioni Alegre (preso proprio un anno fa dopo una sua lettura ad alta voce in un circolo di Reggio Emilia)
- Wu Ming 2, Basta uno sparo (+ CD reading Razza Partigiana), Transeuropa
- Vico Faggi, Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, Mondadori, collana letture per la scuola media (regalo di un caro amico)
- Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, Garzanti
- Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura seguite da Il piacere del testo, Einaudi
- Fedor Dostoevskij, I Demoni, Einaudi (incominciato e interrotto alla fine del primo capitolo, non mi sentivo ancora pronto, ora chissà...)
- Ivan Goncarov, Oblomov, Einaudi
- Friedrich Dürrenmatt, Racconti, Feltrinelli
- Ippolito Nievo, Confessioni d'un italiano, Garzanti ( preso sull'onda dell'entusiasmo per i centocinquanta dell'unità italica)
- Giorgio Ficara, Riviera: la via lungo l'acqua, Einaudi
- Mario Tobino, Il clandestino, Mondadori (altro regalo di un altro caro amico)
- Diego Marani, Come ho imparato le lingue, Bompiani (e infatti non le sto imparando)
- Raymond Radiguet tradotto da Francesca Sanvitale, Il diavolo in corpo, L'Unità | Einaudi
- Christopher Morley tradotto da Cesare Pavese, Il cavallo di Troia, L'Unità | Einaudi
- Arthur C. Clarke, Preludio allo spazio, L'Unità
- Ray Bradbury, Molto dopo mezzanotte, L'Unità
- Ferenc Molnár, I ragazzi della via Paal, L'Unità (che me lo ricordavo così bene che non ci credo ancora adesso che non sia ambientato in Italia. Devo averlo confuso col ragazzo della via Gluck)
- Descartes, Discorso sul metodo, Laterza, collana Piccola biblioteca filosofica
- AlbertoArbasino, Fratelli d'Italia, Adelphi (non certo per i centocinquanta italioti)
- Craig Thompson, Blankets, I fumetti di Repubblica- L'espresso (graphic novel romantica e romanticamente adagiata sopra la fila)
- Jeff Smith, Bone, Bao Publishing (questo sì un bel fumettone, sdraiato a far da contrafforte).
A fine anno saprete cosa è uscito da questa fila. Forse.
L'ordine di apparizione è assolutamente casuale anche se fa sorgere accoppiamenti, aggregazioni o contrasti tra aree tematiche che in futuro approfondirò. Da sinistra a destra:
- Venedikt Vasil'evic Erofeev, Mosca Petuski e altre storie, Feltrinelli, (per le altre storie, Mosca-Petuski l'ho già letto e lo consiglio a tutto il mondo)
- Louis Fernand Céline, Trilogia del Nord, Einaudi
- Louis Ferdinand Céline, Guignol's Band I-II, Casse-pipe, Einaudi
- Paul Valéry, Poesie, Feltrinelli
- Marco Belpoliti e Marco Sironi, Gianni Celati, Marcos y Marcos, (regalo di un caro amico)
- Gianni Celati, Cinema all'aperto: tre documentari e un libro, Fandango
- Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, Einaudi
- Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares, Feltrinelli
- Stefano Tassinari, D'altri tempi, Edizioni Alegre (preso proprio un anno fa dopo una sua lettura ad alta voce in un circolo di Reggio Emilia)
- Wu Ming 2, Basta uno sparo (+ CD reading Razza Partigiana), Transeuropa
- Vico Faggi, Sandro Pertini: sei condanne due evasioni, Mondadori, collana letture per la scuola media (regalo di un caro amico)
- Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, Garzanti
- Roland Barthes, Variazioni sulla scrittura seguite da Il piacere del testo, Einaudi
- Fedor Dostoevskij, I Demoni, Einaudi (incominciato e interrotto alla fine del primo capitolo, non mi sentivo ancora pronto, ora chissà...)
- Ivan Goncarov, Oblomov, Einaudi
- Friedrich Dürrenmatt, Racconti, Feltrinelli
- Ippolito Nievo, Confessioni d'un italiano, Garzanti ( preso sull'onda dell'entusiasmo per i centocinquanta dell'unità italica)
- Giorgio Ficara, Riviera: la via lungo l'acqua, Einaudi
- Mario Tobino, Il clandestino, Mondadori (altro regalo di un altro caro amico)
- Diego Marani, Come ho imparato le lingue, Bompiani (e infatti non le sto imparando)
- Raymond Radiguet tradotto da Francesca Sanvitale, Il diavolo in corpo, L'Unità | Einaudi
- Christopher Morley tradotto da Cesare Pavese, Il cavallo di Troia, L'Unità | Einaudi
- Arthur C. Clarke, Preludio allo spazio, L'Unità
- Ray Bradbury, Molto dopo mezzanotte, L'Unità
- Ferenc Molnár, I ragazzi della via Paal, L'Unità (che me lo ricordavo così bene che non ci credo ancora adesso che non sia ambientato in Italia. Devo averlo confuso col ragazzo della via Gluck)
- Descartes, Discorso sul metodo, Laterza, collana Piccola biblioteca filosofica
- AlbertoArbasino, Fratelli d'Italia, Adelphi (non certo per i centocinquanta italioti)
- Craig Thompson, Blankets, I fumetti di Repubblica- L'espresso (graphic novel romantica e romanticamente adagiata sopra la fila)
- Jeff Smith, Bone, Bao Publishing (questo sì un bel fumettone, sdraiato a far da contrafforte).
A fine anno saprete cosa è uscito da questa fila. Forse.
domenica 6 gennaio 2013
Una fiaba dal Natale alla Befana: Sul fondale (3)
Riassunto delle puntate precedenti:
Si chiama Pietro Specifico ma i compagni di classe, carogne, lo chiaman Pilone. È entrato nel mare per scoprire perché va a fondo. Prima puntata disponibile qui. Seconda puntata qui.
E Pietro continua la sua discesa.
La sabbia diventa più dura quando c'è da tirare fuori il piede, l'acqua più fredda e densa. C'è sempre più buio ma i tubi di gomma incastonati e galleggianti dietro Pietro funzionano.
Forse avresti potuto mettere qualcuno a guardia del carretto e del tubo, stai pensando in questo momento Pietro eh? Magari qualcuno come Victor Ugo Malinconico... ma si sarebbero accorti di Victor, anche se è così pallido che si mimetizza con gli scogli, perché a volte manda dei sospiri così forti che li sentono anche le talpe in amore, e così l'avrebbero scoperto, poi l'avrebbero svillaneggiato e depredato, e allora addio carretto, e addio segretezza, addio Pietro e addio all'operazione "In Fondo Al Mar" (Sì lo sai benissimo che è un titolo del cavolo ma dopotutto c'hai dodici anni e che altri punti di riferimento puoi avere a dodici anni, a parte la Disney e il National Geographic?)
Sirenette e tritoni a parte, ci sono però un sacco di altri pesci intorno a Pietro, pesci che ha sempre visto in acquari tristi e appannati dei ristoranti o nei banchi refrigerati dei supermercati. Ma vederli vivi, vederli muoversi, ne converrete, è tutta un'altra cosa. Un po' come quando la nonna ti fa vedere le foto da giovane e tu mica ci credi che sono la stessa persona. E poi quel gambero di prima, che parlava addirittura...
Un polpo, più curioso degli altri, con quel suo andare molleggiato, che se fosse su terra striscerebbe, s'avvicina. E parla. Con voce di ragazzina!
"Ciao, io sono Flauta. Tu chi sei?"
"Ciao Flavia, mi chiamo Pietro, piacere"
"No, no, non Flavia, Flauta. Flavia è mia cugina, o era mia nipote, o mia cognata..."
E mentre il polpo, che a sto punto, per correttezza, possiamo chiamare polpessa, si perde a pensare, i suoi tentacoli, come in preda a tic nervosi, non la smettono di girare e turbinare in scatti improvvisi, al punto che Pietro non sa se scansarsi o ridere.
"Dunque, c'è mia sorella Traversa, poi c'è Ottavina, la figlia di Fagotta e Oboe...poi c'è Clarinetto, ma lui è un maschio...beh, non importa, n-non ricordo, ma tu, come ti chiami tu? tu chi sei? cosa ci fai qui?" conclude interrogativa Flauta mentre quattro tentacoli puntano Pietro da tre angolazioni diverse e due formano due punti interrogativi speculari.
"Io mi chiamo Pietro, sto cercando di arrivare in fondo al mare."
"Fiiiiu! Questa è bella! Però, non c'avevo mai pensato. Chissà com'è il fondo del mare?" dice Flauta mentre ora quattro tentacoli continuano a disegnare punti interrogativi e due si grattano la testa. "Posso accompagnarti?"
"Certo, con vero piacere!" risponde cortese Pietro.
Per un po' proseguono in silenzio poi Flauta, che dall'aumentare dei tic tentacolari, Pietro poteva immaginare covasse qualcosa, sbotta ed esclama: "Ma che noia! ma te non ti sei già annoiato? Uff! Io in tutto sto tempo avrei potuto fare dieci cose, forse anche venti, e invece no, siam qua, a scendere verso lo scuro... e io non so nemmeno il perché! te lo sai Pietro?"
"No!"
"E allora cosa scendi a fare?"
"Non so, penso che lì troverò una risposta."
"Ma sei sicuro? io avrei già cambiato parere trenta volte, e solo dall'ultimo gruppo di anemoni che abbiamo appena passato. Che noia! Andiamo a cercare i cavallucci marini?"
"Ci possono aiutare?"
"Temo di no."
"E allora no." dice risoluto Pietro, che quando c'è da esser deciso e fermo, non ha rivali.
"Allora facciamo un castello con i coralli della barriera! Oppure giochiamo alle razze e ci copriamo di sabbia e quando passano vicino i totonnipaperette, sbuchiamo fuori e li spaventiamo! dai dai!"
"No, devo andare in fondo al mare, e devo fare in fretta prima che i miei tornino dal lavoro."
"Uff, sei proprio noioso...e monotono... e stufoso..." dice Flauta con i tentacoli che si trascinano controvoglia.
Di colpo, un ombra grossa passa sopra il duetto, Pietro non se ne accorge ma Flauta si immobilizza all'istante. Pietro fa ancora qualche passo ma capisce che non c'è più Flauta al suo fianco, si volta e la vede ferma, fissa, una statua. Ora sì che sembra quelle cose strane viste sui banchi frigo refrigerati! Non fosse per tutti quei tentacoli sparati che la fanno passare per un asterisco.
"Beh?" chiede Pietro "Cosa fai? ti fermi lì? non mi fai compagnia?"
"N-no Pietro, è che mi è venuto in mente che abbiamo le prove con l'orchestra e devo subito tornare a casa, scappo, stammi bene, ciaoooo" dice già lontana Flauta a un Pietro sinceramente stupito e un po' deluso.
"Bah!" dice Pietro più a se stesso che all'acqua "Mai conosciuto un animale così confusionaria, così casinista, così incostante, anche se in effetti è il primo polpo, pardon, polpessa che conosco, magari gli altri son peggio...see, ma quando mi ricapita di parlare con una polpessa...andiamo avanti, va là..."
E mentre ricomincia un ombra ora più vicina gli passa sopra. E stavolta se ne accorge. E inizia a pensar male. E che altro che Victor Hugo Malinconico, doveva prendere in prestito forzato una bella fiocina dal garage del signor Cabasisi, altroché. E l'ombra è tornata a passare, più bassa e più vicina, e Pietro non osa alzare lo sguardo.
"Ciao..."
Alle spalle, una voce stridula, acuta, sgradevole. Incastonata in uno squalo bianco di qualche quintale, che sta puntando Pietro. Pietro sbarra gli occhi. Senza parole. Senza fiato. Lo squalo è a un centimetro. Un colpo di scarto e lo striscia. Mentre lo sorpassa Pietro lo segue e si gira. Ipnotizzato. Sa che è sempre meglio guardare il pericolo in faccia, ma lo sta facendo per il terrificante stupore di trovarsi vicino al killer degli abissi, la macchina di morte e distruzione degli oceani. Mr. Nessun sopravvissuto. (Pietro nei film tifava sempre per lo squalo, pace all'anima di Spielberg).
"Cosa ci fa un piccolo umano, tutto sperduto, in fondo al mare a quest'ora? Ti sei perso piccolino?" e sganascia un sorriso, lisciando di nuovo Pietro che ora è davvero un pilone di paura e venerazione.
"N-no n-no, signor Squalo, sto andando in fondo al mare."
"Non chiamarmi Signore, per carità. Chiamami Pasqualo. E tu, giovanotto? come fai di nome? giusto per scriverlo sulla lapide. ahahahhah" e intanto i cerchi intorno a Pietro diventano piccoli, sempre più piccoli.
"eh-eh-eh. Divertente. Mi chiamo Pietro...cioè mi chiamo Pilone, son un pezzo di pietra e sto scendendo a incontrare i miei amici" ancora più piccoli.
"Oh, ma davvero? un pezzo di scoglio che a va a trovare gli amici, per cena? no perché se è così sei il vero...convitato di pietra! ahahahahhahah-oooooo-ahahahahahhah" Se ve lo state chiedendo, sì, gli squali fanno un baccano pazzesco quando ridono. Quattro file di denti. Non riescono mai a gestirle bene, sopratutto quelle più in dentro. Ora Pietro è circondato dai fianchi immensi di Pasqualo.
"Eheh! bene, m'hai fatto ridere, ma ora, bando alle ciance, non c'è più tempo, ti devo mangiare...il tempo non è denaro, è vita, che non va sprecata, va assaporata, ogni giorno, ogni ora, ogni istante, anzi va addentata, ihihihih."
"No!" grida irremovibile Pietro "Non farlo! Sono davvero una pietra e ti rovineresti i denti. Guarda, vedi? resto immobile e la corrente non mi muove, resto sul fondo. io sono un Gargoyle e dopo dovresti mettere l'apparecchio. Alla tua età... Sai che figura davanti a tutti gli altri del branco? Già ce li vedo Ehi Bruno, hai sentito di Pasqualo? Chi quello che s'è mangiato un sasso? Sì, ora che non c'ha più i denti, toccherà imboccarlo? Imboccarlo? ma non s'è mai visto uno squalo che si faccia imboccare? Sì ma dai, adesso gli facciamo uno scherzo, avvisiamo gli altri, gli portiamo dell'intonaco e poi giù a ridere"
"Uhm, sarebbe proprio uno scherzo da Bruno... mi domando dove tu lo abbia potuto conoscere. E anche se dovrei tentare..." E qui Pietro si ritrova per metà dentro la bocca spalancata di Pasqualo "caro sassolino semovente, ti lascio andare."
"Grazie Signor Pasqualo!"
"Uhmf, grazie... non dire grazie, dì che non mi hai visto, ho una reputazione io..."
E con quattro pinnate l'equivalente di un carrarmato, ma ben più cattivo e dal design più efficace, sfreccia via lasciando Pietro inebetito.
La proverbiale vita davanti era durata dieci secondi ma per via che il cervello pensava di avere più cose e non le trovava distratto com'era, gli ultimi tre secondi alla fine erano numeri di conto alla rovescia da cineforum.
Devo farmi dei nuovi ricordi - pensa Pietro mentre stacca di mezzo millimetro una gamba dal fondale - ma come quest'ultimo incontro, proprio no, grazie..
(fine terza puntata)
Si chiama Pietro Specifico ma i compagni di classe, carogne, lo chiaman Pilone. È entrato nel mare per scoprire perché va a fondo. Prima puntata disponibile qui. Seconda puntata qui.
E Pietro continua la sua discesa.
La sabbia diventa più dura quando c'è da tirare fuori il piede, l'acqua più fredda e densa. C'è sempre più buio ma i tubi di gomma incastonati e galleggianti dietro Pietro funzionano.
Forse avresti potuto mettere qualcuno a guardia del carretto e del tubo, stai pensando in questo momento Pietro eh? Magari qualcuno come Victor Ugo Malinconico... ma si sarebbero accorti di Victor, anche se è così pallido che si mimetizza con gli scogli, perché a volte manda dei sospiri così forti che li sentono anche le talpe in amore, e così l'avrebbero scoperto, poi l'avrebbero svillaneggiato e depredato, e allora addio carretto, e addio segretezza, addio Pietro e addio all'operazione "In Fondo Al Mar" (Sì lo sai benissimo che è un titolo del cavolo ma dopotutto c'hai dodici anni e che altri punti di riferimento puoi avere a dodici anni, a parte la Disney e il National Geographic?)
Sirenette e tritoni a parte, ci sono però un sacco di altri pesci intorno a Pietro, pesci che ha sempre visto in acquari tristi e appannati dei ristoranti o nei banchi refrigerati dei supermercati. Ma vederli vivi, vederli muoversi, ne converrete, è tutta un'altra cosa. Un po' come quando la nonna ti fa vedere le foto da giovane e tu mica ci credi che sono la stessa persona. E poi quel gambero di prima, che parlava addirittura...
Un polpo, più curioso degli altri, con quel suo andare molleggiato, che se fosse su terra striscerebbe, s'avvicina. E parla. Con voce di ragazzina!
"Ciao, io sono Flauta. Tu chi sei?"
"Ciao Flavia, mi chiamo Pietro, piacere"
"No, no, non Flavia, Flauta. Flavia è mia cugina, o era mia nipote, o mia cognata..."
E mentre il polpo, che a sto punto, per correttezza, possiamo chiamare polpessa, si perde a pensare, i suoi tentacoli, come in preda a tic nervosi, non la smettono di girare e turbinare in scatti improvvisi, al punto che Pietro non sa se scansarsi o ridere.
"Dunque, c'è mia sorella Traversa, poi c'è Ottavina, la figlia di Fagotta e Oboe...poi c'è Clarinetto, ma lui è un maschio...beh, non importa, n-non ricordo, ma tu, come ti chiami tu? tu chi sei? cosa ci fai qui?" conclude interrogativa Flauta mentre quattro tentacoli puntano Pietro da tre angolazioni diverse e due formano due punti interrogativi speculari.
"Io mi chiamo Pietro, sto cercando di arrivare in fondo al mare."
"Fiiiiu! Questa è bella! Però, non c'avevo mai pensato. Chissà com'è il fondo del mare?" dice Flauta mentre ora quattro tentacoli continuano a disegnare punti interrogativi e due si grattano la testa. "Posso accompagnarti?"
"Certo, con vero piacere!" risponde cortese Pietro.
Per un po' proseguono in silenzio poi Flauta, che dall'aumentare dei tic tentacolari, Pietro poteva immaginare covasse qualcosa, sbotta ed esclama: "Ma che noia! ma te non ti sei già annoiato? Uff! Io in tutto sto tempo avrei potuto fare dieci cose, forse anche venti, e invece no, siam qua, a scendere verso lo scuro... e io non so nemmeno il perché! te lo sai Pietro?"
"No!"
"E allora cosa scendi a fare?"
"Non so, penso che lì troverò una risposta."
"Ma sei sicuro? io avrei già cambiato parere trenta volte, e solo dall'ultimo gruppo di anemoni che abbiamo appena passato. Che noia! Andiamo a cercare i cavallucci marini?"
"Ci possono aiutare?"
"Temo di no."
"E allora no." dice risoluto Pietro, che quando c'è da esser deciso e fermo, non ha rivali.
"Allora facciamo un castello con i coralli della barriera! Oppure giochiamo alle razze e ci copriamo di sabbia e quando passano vicino i totonnipaperette, sbuchiamo fuori e li spaventiamo! dai dai!"
"No, devo andare in fondo al mare, e devo fare in fretta prima che i miei tornino dal lavoro."
"Uff, sei proprio noioso...e monotono... e stufoso..." dice Flauta con i tentacoli che si trascinano controvoglia.
Di colpo, un ombra grossa passa sopra il duetto, Pietro non se ne accorge ma Flauta si immobilizza all'istante. Pietro fa ancora qualche passo ma capisce che non c'è più Flauta al suo fianco, si volta e la vede ferma, fissa, una statua. Ora sì che sembra quelle cose strane viste sui banchi frigo refrigerati! Non fosse per tutti quei tentacoli sparati che la fanno passare per un asterisco.
"Beh?" chiede Pietro "Cosa fai? ti fermi lì? non mi fai compagnia?"
"N-no Pietro, è che mi è venuto in mente che abbiamo le prove con l'orchestra e devo subito tornare a casa, scappo, stammi bene, ciaoooo" dice già lontana Flauta a un Pietro sinceramente stupito e un po' deluso.
"Bah!" dice Pietro più a se stesso che all'acqua "Mai conosciuto un animale così confusionaria, così casinista, così incostante, anche se in effetti è il primo polpo, pardon, polpessa che conosco, magari gli altri son peggio...see, ma quando mi ricapita di parlare con una polpessa...andiamo avanti, va là..."
E mentre ricomincia un ombra ora più vicina gli passa sopra. E stavolta se ne accorge. E inizia a pensar male. E che altro che Victor Hugo Malinconico, doveva prendere in prestito forzato una bella fiocina dal garage del signor Cabasisi, altroché. E l'ombra è tornata a passare, più bassa e più vicina, e Pietro non osa alzare lo sguardo.
"Ciao..."
Alle spalle, una voce stridula, acuta, sgradevole. Incastonata in uno squalo bianco di qualche quintale, che sta puntando Pietro. Pietro sbarra gli occhi. Senza parole. Senza fiato. Lo squalo è a un centimetro. Un colpo di scarto e lo striscia. Mentre lo sorpassa Pietro lo segue e si gira. Ipnotizzato. Sa che è sempre meglio guardare il pericolo in faccia, ma lo sta facendo per il terrificante stupore di trovarsi vicino al killer degli abissi, la macchina di morte e distruzione degli oceani. Mr. Nessun sopravvissuto. (Pietro nei film tifava sempre per lo squalo, pace all'anima di Spielberg).
"Cosa ci fa un piccolo umano, tutto sperduto, in fondo al mare a quest'ora? Ti sei perso piccolino?" e sganascia un sorriso, lisciando di nuovo Pietro che ora è davvero un pilone di paura e venerazione.
"N-no n-no, signor Squalo, sto andando in fondo al mare."
"Non chiamarmi Signore, per carità. Chiamami Pasqualo. E tu, giovanotto? come fai di nome? giusto per scriverlo sulla lapide. ahahahhah" e intanto i cerchi intorno a Pietro diventano piccoli, sempre più piccoli.
"eh-eh-eh. Divertente. Mi chiamo Pietro...cioè mi chiamo Pilone, son un pezzo di pietra e sto scendendo a incontrare i miei amici" ancora più piccoli.
"Oh, ma davvero? un pezzo di scoglio che a va a trovare gli amici, per cena? no perché se è così sei il vero...convitato di pietra! ahahahahhahah-oooooo-ahahahahahhah" Se ve lo state chiedendo, sì, gli squali fanno un baccano pazzesco quando ridono. Quattro file di denti. Non riescono mai a gestirle bene, sopratutto quelle più in dentro. Ora Pietro è circondato dai fianchi immensi di Pasqualo.
"Eheh! bene, m'hai fatto ridere, ma ora, bando alle ciance, non c'è più tempo, ti devo mangiare...il tempo non è denaro, è vita, che non va sprecata, va assaporata, ogni giorno, ogni ora, ogni istante, anzi va addentata, ihihihih."
"No!" grida irremovibile Pietro "Non farlo! Sono davvero una pietra e ti rovineresti i denti. Guarda, vedi? resto immobile e la corrente non mi muove, resto sul fondo. io sono un Gargoyle e dopo dovresti mettere l'apparecchio. Alla tua età... Sai che figura davanti a tutti gli altri del branco? Già ce li vedo Ehi Bruno, hai sentito di Pasqualo? Chi quello che s'è mangiato un sasso? Sì, ora che non c'ha più i denti, toccherà imboccarlo? Imboccarlo? ma non s'è mai visto uno squalo che si faccia imboccare? Sì ma dai, adesso gli facciamo uno scherzo, avvisiamo gli altri, gli portiamo dell'intonaco e poi giù a ridere"
"Uhm, sarebbe proprio uno scherzo da Bruno... mi domando dove tu lo abbia potuto conoscere. E anche se dovrei tentare..." E qui Pietro si ritrova per metà dentro la bocca spalancata di Pasqualo "caro sassolino semovente, ti lascio andare."
"Grazie Signor Pasqualo!"
"Uhmf, grazie... non dire grazie, dì che non mi hai visto, ho una reputazione io..."
E con quattro pinnate l'equivalente di un carrarmato, ma ben più cattivo e dal design più efficace, sfreccia via lasciando Pietro inebetito.
La proverbiale vita davanti era durata dieci secondi ma per via che il cervello pensava di avere più cose e non le trovava distratto com'era, gli ultimi tre secondi alla fine erano numeri di conto alla rovescia da cineforum.
Devo farmi dei nuovi ricordi - pensa Pietro mentre stacca di mezzo millimetro una gamba dal fondale - ma come quest'ultimo incontro, proprio no, grazie..
(fine terza puntata)
mercoledì 2 gennaio 2013
La lista del lunedì: 33librix3aggettivi (speciale 2012)
Spesso rimango stupito da come moltissime persone riescano ad emettere pareri, opinioni o giudizi scarni e perentori su cose che mi lasciano spesso basito e meravigliato, come i libri, o gli esseri umani.
Il fatto che i suddetti giudizi spesso risultino sbagliati o caricaturali non fa che aumentare il mio stupore, e anche un po' la mia muta ammirazione per queste persone che si sentono così sicure del proprio metro di giudizio.
E così, naturale e spontaneo, scatta il mio impulso ad imitarle con questo timido tentativo di risultare sintetico e definitivo in una categoria a cui più per passione che per ragionamento mi sento vicino: i libri.
La regola che mi sono dato, completamente arbitraria, è sempre tre aggettivi per libro.
Ovviamente ci saranno alcuni riconoscimenti e un'eccezione.
P.s.: Che trentatré siano stati i libri e trentatré pure gli anni che ho compiuto nel 2012, è solo per pura coincidenza.
- La donna della domenica, Carlo Fruttero & Franco Lucentini, Mondadori, 2001 (preso prima della morte di Fruttero, non vorrei che pensaste che porto sfiga): ironico, macchiettistico, meccanico.
- Una pinta d'inchiostro irlandese, Flann O'Brien, Adelphi, 1993: surreale, arabesco, avvincente.(Consigliatissimo! Non fatevi ingannare dall'orribile titolo italiano).
- Provincia Exotica, Fabrizio Tavernelli, Ass. Cult. Dellacella, 2011: lisergico, iconoclasta, grottesco.
- La vita intensa, Massimo Bontempelli, Isbn edizioni, 2009: precursore, assemblato, sprezzante.
- Rayuela: Il gioco del mondo, Julio Cortázar, Einaudi, 2002: incantevole, caotico, vivo (Categoria: Prima o poi nella vita. Alcune scene e alcune storie vi entreranno in testa così bene da pensare che siano vostre).
- Sforbiciate, Fabrizio Gabrielli, PianoB edizioni, 2012: colorato, colorito, ricercato.
- Una banda di idioti, John Kennedy Toole, Marcos y Marcos, 2003: acidulo, umoristico, burattinesco.
- Il giardino dei Finzi-Contini, Giorgio Bassani, Mondadori, 1999: elegante, intimo, crudo.
- Jacques il fatalista e il suo padrone, Denis Diderot, L'Unità | Einaudi, 1992: comico, incalzante, sorprendente.
- Il tempo materiale, Giorgio Vasta, Minimum Fax, 2012: denso, controllato, lineare.
- Due ussari, Lev Tolstoj, L'Unità | Eianudi, 1992: geometrico, allegro, nostalgico.
- Diceria dell'untore, Gesualdo Bufalino, Sellerio, 1989: nevrotico, lirico, piacevolissimo (Consigliato!).
- Prima che il buio circondasse ogni cosa, Davide Enia, Il sole 24 ORE, 2012: realistico, amaro, forte.
- Così in terra, Davide Enia, Dalai editore, 2012: aforistico, mimetico, esemplare.
- La lunga notte del dottor Galvan, Daniel Pennac, Feltrinelli, 2005: divertente, scorrevole, mimico.
- Nel paese del magnano, Sandro Campani, Italic Pequod, 2010: nutriente, delicato, epidermico. (Miglior non-più-esordiente)
- L'editore, Nanni Balestrini, Derive Approdi, 2006: accerchiante, audace, difficile.
- La memoria dell'acqua, Fabio Veneri, Rayuela edizioni, 2012: radicato, generazionale, culturale.
- Watt 0,5, AA. VV., rivista edita da IFIX e Oblique Studio, 2012: sinfonico, completo, altero.
- Rovina, Simona Vinci, Edizioni Ambiente collana verdenero, 2007: sentito, mappante, limpido.
- L'arte della fame, Paul Auster, Einaudi, 2002: stimolante, intellettuale, pacato.
- Sbarcare il lunario, Paul Auster, Einaudi, 1997: rivelatorio, nitido, tenero (Consigliato agli aspiranti scrittori).
- Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione, J.D. Salinger, Einaudi, 1965: morbido, amichevole, balsamico (Consigliatissimo! specie se siete in un momento difficile).
- Pesci, Evelina Santangelo, :duepunti edizioni, 2011: attuale, visivo, umanitario.
- Oggi e dopodomani, Patrik Ourednik, :duepunti edizioni, 2011: caustico, irriverente, metatestuale.
- Opere, Epicuro, editori Laterza, 1975: placido, innalzato, logico.
- Humpty Dumpty di Lewis Carroll nella trad. di Antonin Artaud, Einaudi, 1993: brillantemente riuscito (questo libro fa parte di una collana che si propone di mettere su due facciate tre lingue che seguono la stessa storia. È un esperimento, che io sappia, da nessuno in Italia tentato e portato avanti, anche se in realtà utilissimo per studiosi e appassionati).
- Poesie, E. E. Cummings, Einaudi, 1998: intenso, stravagante, tenero.
- Poesie, Guido Gozzano, L'Unità | Einaudi, 1993: bislacco, ritmico, ritroso.
- Teneri Bottoni, Getrude Stein, liberilibri, 2006: noioso, inconsistente, cervellotico (Unico libro abbandonato quest'anno, anche grazie alla pessima nota introduttiva. Sconsigliatissimo!).
- Costola n.1, AA. VV., rivista della Casa Editrice Gigante, 2012: universitario, caustico, punk.
- Garibaldi fu ferito, e noi?, Paolo Nori, il sole 24 ORE, 2012: attento, tortuoso, toccante.
- Il mio regalo sei tu, Sarah Spinazzola, Marcos y Marcos, 2012: scanzonato, tenue, liquido.
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domenica 30 dicembre 2012
Una fiaba dal Natale alla Befana: Sul fondale (2)
Riassunto della puntata precedente:
Pietro Specifico è un ragazzino magrolino, basso e curvo che sorride quando sta annegando. Il problema è che gli capita spesso, essendo il suo corpo per natura incapace di galleggiare. La puntata se la volete leggere la trovate qui. Ora riprendiamo da dove eravamo rimasti...
Il mare visto dalla finestra dell'aula, in maggio, alla terza ora, quando aspetti la ricreazione... credo che sia un magone che solo chi ci è nato vicino potrà capirlo bene, ma proviamoci. Il mare visto dalla finestra dell'aula, mentre il sole sbirluccica e colora le onde e ti rimbalza sul banco e ti abbaglia il foglio... riproviamo. Il mare visto dalla finestra, con l'aria tersa, gli uccellini in volo, le coppiette felici che passeggiano mano nella mano ti fanno pensare al paradiso. Al paradiso sceso finalmente sulla terra. O meglio. Il mare visto dalla finestra dell'aula col sole che sbirluccica, gli uccellini che volano e le coppiette che si baciano mentre la prof. di algebra dice flemmatica "Adesso interroghiamo. A caso." ti fa certamente capire che paradiso e inferno non solo possono coesistere ma che sono divisi da una guaina minuscola, esile. Un sottilissimo centimetro di vetro, della finestra dell'aula di un giorno di sole al mare.
E quel mare, prima che finisca la scuola, Pietro lo vuole andare a ritrovare. Da solo però. Che gli altri non vogliono venire con lui, senza accompagnatori. I suoi compagni infatti dicono E se poi affondi Pilone? Nessuno di noi riesce a ritirarti su, neanche Costamagno che è campione regionale di lancio della caciotta.
Pilone è il nomignolo affettuoso con cui i suoi compagni hanno preso a chiamarlo. Carini.
Pietro Pilone però non demorde. Da qualche parte, un cartone animato, un documentario su Jaques Costeau, o un'idea di suo padre, non si ricorda bene, ha trovato un modo per andare fino a giù e scoprire come fare a smettere di affondare.
La soluzione è semplice quanto economica.
La preparazione però richiede precisione, sangue freddo e fiato.
Cento palloncini extraresistenti. Svariati tubi di gomma per dare l'acqua in giardino (Nettuno benedica le ringhiere basse delle villette a schiera). Nastro isolante. Pinne. Maschera e Boccaglio. Carrettino per il trasporto del succitato materiale. N.B. I palloncini devono essere già gonfi a) per evitare di perdere tempo prezioso giunti sulla spiaggia b) per occultare come Ulisse i tubi di gomma sotto gli sguardi polifemici dei vicini giardinieri-in questo momento davvero-mancati.
La prossima volta, se ci sarà una prossima volta, si porterà la slitta da neve, che solcare la spiaggia con il carrettino, sembra facile, ma non è. Istintivamente ha scelto un punto non visibile dalla sua finestra della sua aula della sua scuola. Tutto questo possesso lo stanca. Il luogo prescelto è un piccolo agglomerato di scogli e rocce con alle spalle dei terrapieni artificiali, spianati e innalzati a suon di ruspe e bulldozer per un ristorante a picco sul mare che la crisi rimanda e che ormai vive solo nei sogni di Ciro il poeta pizzaiolo. I tubi sono stati uniti uno all'altro e l'ultimo o il primo, scegliete voi, è stato otturato dal boccaglio. Nastro isolante ad libitum e con abbondanza nei punti critici. I palloncini sono stati distanziati col calcolo geometrico: più sono vicini a Pietro e meno sono, più sono lontani e più si raggruppano. Aveva pure pensato a una boa, poi però ha immaginato il rumore e la confusione che avrebbe fatto e ha deciso di lasciarlo a casa, Hector, il persiano castrato di nove chili che ciondola per casa di Victor Ugo Malinconico.
Tutto è pronto. Pietro "Pilone" Specifico, indossate pinne, maschera e boccaglio, comincia la sua lenta discesa verso l'abisso. L'acqua non è proprio limpidissima. Però è già un brodo. Una piccola scia multicolore, moderno filo d'Arianna si srotola e segue Pietro che, giovanissimo Teseo senza Minotauro, s'immerge nel labirinto più grande del mondo.
Pietro cammina sul fondo sabbioso e osserva le alghe danzare al ritmo di una musica invisibile. Il mare comincia ad accumularsi sopra la sua testa e i rumori che sente non riesce più a distinguerli tra fuori e dentro di sé. Il sangue di Pietro rimbomba e corre come mai l'aveva sentito prima. E fuori, oltre la pelle, l'acqua marina risponde e intona un canto che il sangue sembra conoscere da sempre, da quanto è vecchio il creato, e risponde.
Una folata, una spinta, verso il centro, verso il fondo. Per un attimo, un momento brevissimo, il battito di una triglia, la corrente è sembrata in grado di farlo volare. Poi niente.
Deluso, Pietro si accinge a ripartire, ma subito una voce da lontano lo chiama. Sott'acqua.
"Ehiiiii! tu laggiùuuu! Vieni quaaa, aiutamiiii!"
Pietro si guarda intorno. Di nuovo una voce si alza più avanti, nel blu più scuro.
"Aiutamiii!"
Il primo pensiero è M'hanno scoperto! Il secondo La prof. di Algebra! Il terzo è No, sto diventando matto del tutto... e così, più per capire fin dove potesse spingersi il suo cervello nell'elaborare arditi miraggi che per reale curiosità, Pietro si dirige verso la fonte dell'allucinazione. Che scopre essere un gambero, anzi un gamberone per la precisione, bello rosso e cicciottello. Che sbuffa e tribola.
"Puff...pant, pant... Ooh, meno male che sei arrivato, dammi una mano, aiutami."
"Cosa?!"
"Aiutami ragazzino, animo dai!"
"Ma tu parli?"
"Sì ragazzino, parlo e se vuoi scrivo anche, guarda te lo scrivo anche sulla sabbia" e con la chela comincia a strisciare sulla sabbia "Egregio... come ti chiami?"
"Pietro."
"Pietro e poi?"
"Specifico"
"Egregio Signorino Pietro Specifico, sebbene non sia a conoscenza dei motivi che La portano a visitare le nostre lande, vorrebbe farmi la suprema cortesia di riportarmi indietro, in linea retta, verso la riva? Le sarei infinitamente riconoscente. Firmato Suo Angelo Rosso. È soddisfatto ora?"
"Sì... cioè, No."
"Allora! Sì o no? La vedo alquanto confuso Signorino Pietro. S'è per caso perso in un bicchiere d'acqua? Ahahahahah - Uhuhuhuhuh - mi perdoni Signorino ma a certe freddure io, non so resistere, me lo dicono tutti i totani, che se la prendono sempre, uhhh, sapesse quanto son permalosi i totani, e solo perché li chiamo tontanti... mpfff l'ha capita? TONtanTI! ahahahahha, dovrebbe vedere che facce mi fanno quando li chiamo così, ahahaha... però una volta uno m'ha augurato di finire nel fritto misto... non è stato proprio carino da parte sua... comunque, Signorino Pietro, C'ha riflettuto bene a modo? Se La sente di aiutarmi?"
Pietro, ormai certo di stare sognando, aspettando solo di sentire il rumore delle tapparelle di camera sua alzarsi fragorosamente da un momento all'altro, risponde "Certo Signor Angelo, mi dica pure, sono a sua disposizione: cosa devo fare?"
"Vede quei cespugli viola e marron alle nostre spalle, signorino?"
"Sì, signor Angelo."
"Bene signorino, io lì voglio tornare."
Pietro è entrato nella parte ormai "Certo, vecchio mio, è questione di un minuto e siamo a destinazione." e si china a raccogliere il gambero.
"Oooh! Com'è ben gentile signorino Pietro" dice Angelo il gambero tutto bello soddisfatto.
"Ma è casa sua quella, signor Angelo?" e girando su se stesso fa per cominciare il breve cammino che separa i nostri due eroi dalla loro meta.
"Ahhhh! Sciagurato! Pazzo! Che sta facendo?! Vuole forse farmi morire?! Vuole forse rendermi infelice a vita?!"
Pietro si raggela di colpo. "Cos'ho fatto, signor Angelo?" chiede stupito.
"Lei stava per camminare dritto, Messere, son pronto a scommetterci tutte le antenne e una chela! Una cosa che nessun gambero degno di questo nome ha mai fatto da quando Gaia c'ha messo a passeggiare su questa rena."
"Ma me l'ha chiesto Lei, Signor Angelo, di portarla là dietro, o sbaglio?" risponde Pietro sbigottito.
"Sì ma come tante cose nella vita non importa solo il dove ma anche il come, e lei stava per contravvenire alla nostra legge di natura riassumibile nel motto: Se indietreggio seguitemi! se avanzo uccidetemi! poi c'è anche Se mi ammazzano non prendete il camarones a la plancha, ma quello è un altro discorso..."
"E quindi?"
"Quindi se vorrà aiutarmi, signorino Pietro, lei dovrà percorrere all'indietro la distanza che ci manca da quei cespugli."
"Ma come faccio, se non riesco a vedere dove vado!"
"È la stessa cosa che le avrei detto io se avesse insistito nella sciagurata idea di andare in avanti, sempre se non morivo prima di crepacuori, signorino Pietro."
"D'accordo, camminerò all'indietro" risponde Pietro cominciando a pensare se ci saranno ancora per colazione i suoi biscotti preferiti "però Signor Angelo, mi avviserà lei quando saremo arrivati."
"Certo signorino Pietro, sarò attentissimo, glielo giuro."
Pietro indietreggia, come richiesto dal gamberone parlante, come un astronauta quando mandi indietro la velocità dei filmati e intanto di nuovo chiede: "Signor Angelo, non mi ha risposto, è casa sua quella?"
"Ohibò signorino Pietro, quando ha ragione ha ragione. Quei cespugli sono casa mia e dei miei avi da almeno ventiquattro generazioni. Sa, non per vantarmi ma siamo i gamberoni più nobili di tutto il golfo."
"Complimenti."
"Grazie. Anche se in effetti Le confesso che questa è una storia che ci tramandiamo, nessun esperto di araldica ce l'ha mai confermata... ma sa com'è in queste faccende, chiedere una certificazione, andare fino in fondo, potrebbe darci una grossa delusione, mia moglie Shrimpley mi cadrebbe subito in depressione."
"Ma senza scomodare gli esperti, non avete mai chiesto qui in giro? Non siete mai andati a sentire dai vostri vicini?"
"Spostarci? Andare a fare visita? ohohohohoh Signorino Pietro, non ci fosse la corrente, che due volte ogni giorno ci porta avanti e indietro dalla casa, noi non vedremmo mai oltre i confini della nostra proprietà, e francamente non ne sentiamo nemmeno troppo il bisogno. Siamo troppo impegnati a sorvegliare i nostri possedimenti, i nostri trofei, i nostri cimeli, per badare ad altro... mi stupisco anzi che ci siano creature come voi che possono anche solo pensare di poter immaginare un futuro e avanzare verso di esso, senza una solidissima famiglia e montagne di averi alle spalle..."
"Non ricordo bene chi, ma a scuola ho letto che c'era un tale che bruciava le navi dei suoi soldati per obbligarli ad avanzare, a combattere."
"Non so chi fosse, sicuro non era un gambero, né un gamberone... forse era un calamaro, sa, sia detto tra noi, quelli sono un poco pazzerelli, eheheheh! Siamo arrivati signorino Pietro, La ringrazio ancora infinitamente."
"Si figuri signor Angelo, è stato un piacere!" E non capita tutti i giorni di parlare con la propria cena - pensa Pietro mentre saluta e riprende il tragitto verso il fondo del mare.
(fine della seconda parte)
mercoledì 26 dicembre 2012
Una fiaba dal Natale alla Befana: Sul fondale (1)
C'era una volta, e forse c'è ancora da qualche parte chissà, un bambino basso e curvo, mogio mogio ma molto dolce.
Il suo nome era Pietro Specifico ed era un tipo molto particolare, anche se lui questa cosa di esser particolare non lo voleva, diciamo che - come spesso dicono in questi casi - gli era toccato uno strano e misterioso superpotere: ogni volta che entrava nell'acqua, lui, se non si muoveva, piano piano, lentamente, affondava.
Nonostante non sia mai retrocesso dalla prima fila nelle foto di classe delle elementari e delle medie e anche se il fisico era asciutto e sottile come quello di un mimo, Pietro, inspiegabilmente, immerso nell'acqua, in barba al principio di Archimede, poco a poco, sprofondava, senza ragione.
I genitori, esimi scienziati, pertanto curiosi e molto perplessi, come la mamma di Achille, ma armati di cronometro e arpioni avevano provato in mille modi a capirci qualcosa o almeno trovare un liquido che fosse in grado di sostenere il peso inerte del loro unico figlio.
Con l'acqua di mare. No.
Con l'acqua di lago. Niente.
Di fiume. Nulla. Di ruscello. Nada. Di canale. Affatto.
Al battesimo, senza dirlo al prete, perfino con l'acqua santa. Nix.
Acqua del Mar Morto. Ci avevano creduto per mezzo secondo. Tutti e tre. Poi all'improvviso i piedi e le gambe andarono sotto così rapidamente da mettere Pietro in verticale che come un Titanic in miniatura riuscì a dire a mamma e papà: Non posso morire! devo ancora finire di leggere il fumetto che mi ha prestato Victor Ugo Malinconico! L'uomo lavastoviglie contro il suo acerrimo nemico, l'uomo calcare! ...Ma se muoio, non restituiteglielo!
All'ultimo tentativo il padre stava per gettarlo nel silos trasparente pieno di gelatina al lampone ma all'ultimo minuto ci ripensarono e decisero di sospendere il ciclo di esperimenti, con grande rammarico del pubblico che si era venuto a creare. Per non parlare degli scommettitori...
Ma purtroppo era così. A Pietro non bastavano braccioli, salvagente, gommoni e nemmeno tavolette di spugna: se non si muoveva Pietro andava a fondo, solo e triste come una bottiglia vuota. Per questo, ma anche perché gli piaceva, era imbattibile a nuotare. Nessuno nuotava meglio di lui, e pure a trattenere il fiato era davvero un campione: Pietro riusciva a stare senza respirare anche due minuti interi, se voleva.
L'aveva scoperto a quattro anni quando la mamma si era dimenticata di agganciarlo al bordo della vasca. Mentre cominciava inesorabile a scendere in fondo alla vasca, Pietro aveva chiuso gli occhi, preso una bella boccata d'aria e poi aveva iniziato a pensare, ma forte, forte forte - come quando non vuoi sentire altro che la tua voce mentre sei in mezzo a tante persone, come alle feste - Io sono un sasso, un sasso, un sasso e un sasso. Io sono un sasso, un sasso, un sasso e un sasso. Io sono un sasso, un sasso, e così via. E aveva funzionato. Intorno a lui, ora, c'erano solo pace e silenzio, come forse doveva essere stato il mondo prima che tutto iniziasse.
Sfortunatamente la mamma, entrata di corsa, tutta trafelata, non sentendo schizzi e rumori, trovandosi davanti solo una montagna di schiuma bianca e soffice, non la prese così bene, ma le mamme, si sa, si spaventano con poco. Pietro ricorda ancora con un sorriso la faccia allungata della mamma che ha visto da sott'acqua, buffa come una maschera, disperata come in un quadro famoso dove c'è un omino che passeggia su un ponte e poi si porta le mani sulla faccia e apre la bocca in un grido infinito. A Pietro sarebbe piaciuto quel disegno in camera, ma non sapeva dove comprarlo, e neppure mamma e papà al momento sapevano essere precisi al riguardo...
Ma c'erano delle volte in cui Pietro diventava triste, molto triste, quasi come il suo compagno di classe Victor Ugo Malinconico. Gli succedeva sempre quando a scuola guardava dalla finestra gli uccellini oppure quei branchi di nuvole bianche come pecore scorrere rapide nel cielo, o le navi con le vele tese e gonfie scivolare placide su quelle immense distese d'acqua che per lui sarebbero state sempre impossibili da attraversare.
O forse no?
(fine prima parte)
Il suo nome era Pietro Specifico ed era un tipo molto particolare, anche se lui questa cosa di esser particolare non lo voleva, diciamo che - come spesso dicono in questi casi - gli era toccato uno strano e misterioso superpotere: ogni volta che entrava nell'acqua, lui, se non si muoveva, piano piano, lentamente, affondava.
Nonostante non sia mai retrocesso dalla prima fila nelle foto di classe delle elementari e delle medie e anche se il fisico era asciutto e sottile come quello di un mimo, Pietro, inspiegabilmente, immerso nell'acqua, in barba al principio di Archimede, poco a poco, sprofondava, senza ragione.
I genitori, esimi scienziati, pertanto curiosi e molto perplessi, come la mamma di Achille, ma armati di cronometro e arpioni avevano provato in mille modi a capirci qualcosa o almeno trovare un liquido che fosse in grado di sostenere il peso inerte del loro unico figlio.
Con l'acqua di mare. No.
Con l'acqua di lago. Niente.
Di fiume. Nulla. Di ruscello. Nada. Di canale. Affatto.
Al battesimo, senza dirlo al prete, perfino con l'acqua santa. Nix.
Acqua del Mar Morto. Ci avevano creduto per mezzo secondo. Tutti e tre. Poi all'improvviso i piedi e le gambe andarono sotto così rapidamente da mettere Pietro in verticale che come un Titanic in miniatura riuscì a dire a mamma e papà: Non posso morire! devo ancora finire di leggere il fumetto che mi ha prestato Victor Ugo Malinconico! L'uomo lavastoviglie contro il suo acerrimo nemico, l'uomo calcare! ...Ma se muoio, non restituiteglielo!
All'ultimo tentativo il padre stava per gettarlo nel silos trasparente pieno di gelatina al lampone ma all'ultimo minuto ci ripensarono e decisero di sospendere il ciclo di esperimenti, con grande rammarico del pubblico che si era venuto a creare. Per non parlare degli scommettitori...
Ma purtroppo era così. A Pietro non bastavano braccioli, salvagente, gommoni e nemmeno tavolette di spugna: se non si muoveva Pietro andava a fondo, solo e triste come una bottiglia vuota. Per questo, ma anche perché gli piaceva, era imbattibile a nuotare. Nessuno nuotava meglio di lui, e pure a trattenere il fiato era davvero un campione: Pietro riusciva a stare senza respirare anche due minuti interi, se voleva.
L'aveva scoperto a quattro anni quando la mamma si era dimenticata di agganciarlo al bordo della vasca. Mentre cominciava inesorabile a scendere in fondo alla vasca, Pietro aveva chiuso gli occhi, preso una bella boccata d'aria e poi aveva iniziato a pensare, ma forte, forte forte - come quando non vuoi sentire altro che la tua voce mentre sei in mezzo a tante persone, come alle feste - Io sono un sasso, un sasso, un sasso e un sasso. Io sono un sasso, un sasso, un sasso e un sasso. Io sono un sasso, un sasso, e così via. E aveva funzionato. Intorno a lui, ora, c'erano solo pace e silenzio, come forse doveva essere stato il mondo prima che tutto iniziasse.
Sfortunatamente la mamma, entrata di corsa, tutta trafelata, non sentendo schizzi e rumori, trovandosi davanti solo una montagna di schiuma bianca e soffice, non la prese così bene, ma le mamme, si sa, si spaventano con poco. Pietro ricorda ancora con un sorriso la faccia allungata della mamma che ha visto da sott'acqua, buffa come una maschera, disperata come in un quadro famoso dove c'è un omino che passeggia su un ponte e poi si porta le mani sulla faccia e apre la bocca in un grido infinito. A Pietro sarebbe piaciuto quel disegno in camera, ma non sapeva dove comprarlo, e neppure mamma e papà al momento sapevano essere precisi al riguardo...
Ma c'erano delle volte in cui Pietro diventava triste, molto triste, quasi come il suo compagno di classe Victor Ugo Malinconico. Gli succedeva sempre quando a scuola guardava dalla finestra gli uccellini oppure quei branchi di nuvole bianche come pecore scorrere rapide nel cielo, o le navi con le vele tese e gonfie scivolare placide su quelle immense distese d'acqua che per lui sarebbero state sempre impossibili da attraversare.
O forse no?
(fine prima parte)
martedì 4 dicembre 2012
Noema - raccontino erotico
Questo racconto è dentro a questo numero speciale sul Porno (è gratis, potete consultarlo e scaricarlo qui), contenente i contributi sul tema delle più svariate realtà scrittorie in zona emillica e non, redatto e impaginato da dei matti che si fanno chiamare Mumble:, che tra le innumervoli cose che sono e fanno, organizzano cose incredibili in tempi di crisi come l'Indidee, un festival dedicato all'editoria indipendente in Italia, giunto alla sua terza edizione il mese scorso. Ringrazio nuovamente i mumblàr e poi... Enjoy.
Era un ottobre caldo e assolato di qualche anno fa, come quello di questi giorni in cui sto scrivendo. Stavo andando a Bologna, avevo da poco cominciato un corso di editoria e come esercizio dovevamo scegliere un libro già pubblicato da rivisitare come linea editoriale, grafica e promozione. Dovevo ancora decidere cosa portare. E su quel treno, salendo a Carpi, ho aperto Il Paese delle ultime cose di Paul Auster (Guanda, 1996) che comincia così:
“Queste sono le ultime cose, scriveva. A una a una esse scompaiono e non ritornano più. Posso raccontarti quelle che ho visto, quelle che non esistono più, ma temo di non averne il tempo.”
E in tre frasi questo libro, almeno a me, ha dato tutto il senso della perdita, della fine e dell'incessante tentativo dell'umanità di registrare, salvare, porre un limite all'infinita dissoluzione del presente e del passato nel futuro vuoto.
Il libro, la narrazione, non è altro che una interminabile lettera di una ragazza, Anne Blume (i più curiosi possono scoprire che è un nome con dietro una non piccola storia letteraria), a un non ben specificato ragazzo, che inevitabilmente, nel vorticoso gioco del tu e dell'immedesimazione, finisci per essere il tu che leggi in quel momento quel terribile resoconto. Una Sherazade che ti racconta, momento dopo momento, a te lontano e perciò inutile sultano, come sta lottando contro la morte, giorno dopo giorno.
A pagina dodici, lo ricordo perfettamente, ero già completamente dentro la storia e insieme ad Anne vagavo per i meandri della metropoli in cerca di cibo, vestiti, cercando di tenermi alla larga da tutto e da tutti, cercando di sopravvivere in questo mondo dopo che l'Apocalisse era già scesa e aveva portato con sé quasi ogni traccia di vita. A pagina dodici infatti, ho rischiato di restare fermo sul treno arrivato a Modena e di non prendere il treno, l'altro, per Bologna. Un sorriso gentile, mascara marcato, occhi verdi, un piercing al centro del labro inferiore color pesco, sopracciglia rifatte, capelli lisci nerissimi, dita morbide, unghie dipinte di viola che si sospendono un millimetro sopra il polso, il mio.
“Siamo arrivati.”
Dice con voce dolce, come non volesse disturbare.
Non fosse per questa apparizione sconosciuta, sarei rimasto su quel treno fino alla fine del libro.
Ringrazio, leggermente confuso, le belle ragazze mi danno sempre questo effetto. Lei scende con un sorriso sulle labbra. In un attimo mi chiedo cosa si prova a baciare due labbra così, con quel minuscolo pezzo d'acciaio al centro.
Ma devo affrettarmi. Devo scendere. Sul binario non la vedo più.
Salgo sul treno giusto, bramoso di scoprire cosa sarebbe successo alla nostra eroina, mentre stiamo per sfuggire a un posto di blocco di gang che ormai controllano a macchie le vie della città, incappo in pagina diciassette:
“Ti ricordi? Quanto mi piaceva dirti le bugie, farti credere alle mie storie e osservare il tuo viso diventare serio mentre ti conducevo da un luogo eccezionale all 'altro. Poi ti dicevo che era tutto inventato e tu cominciavi a piangere. Amavo quelle lacrime quanto il tuo sorriso.
Sì, probabilmente ero un po' perversa, persino a quei tempi, con quei vestitini che mia madre era solita farmi indossare, con le mie ginocchia ossute e coperte di lividi e la fica glabra da bambinetta. Ma mi amavi vero? Mi hai amato fino a diventare pazzo.”
Ecco, io, in questo punto esatto, ricordo benissimo di aver alzato lo sguardo per vedere se qualcuno in tutto lo scompartimento si fosse accorto che ero diventato, completamente, rosso.
Rosso di passione, di desiderio, di vergogna.
L'erezione, naturale, potente, era camuffata sotto la giacca e le braccia appoggiate sui fianchi, ma la faccia, dio mio, come avrei potuto camuffare la faccia!
Sentivo il sangue e il suo calore circolare in zone che normalmente non pensiamo nemmeno che ci possa arrivare, come le proverbiali punte delle orecchie.
Ero certo che se mi avessero anche solo chiesto una cosa a caso, avrei fatto fatica a mettere insieme due consonanti. Dubito anche che si sarebbe sentito qualcosa, la mia gola era secca come un canyon. E se si fosse rifatta viva la mia salvatrice, occhi-verdi-e-piercing-al-labbro? anche solo per dirmi che adesso eravamo arrivati a Bologna? La risposta era solo Atti Osceni In Luogo Pubblico.
Per mia fortuna lo scompartimento era quasi vuoto e in ogni caso, nessuno dei posti intorno a me, o da cui potevo essere visto, erano occupati. Anche se credo che del mio improvviso avvampare se ne sarebbe accorto anche il macchinista all'altro capo del treno.
Quest'anno, per motivi di studio, m'è capitato di scorrere la lista delle figure retoriche e, come tutti, per meglio memorizzarne i nomi, li associavo agli esempi che mi venivano più spontanei. Così per l'onomatopea in testa mi dico la parola tortora, per l'adynaton immagino il cammello con l'ago e i ricchi in paradiso, e per la noema (- evidenziare un concetto esprimendolo con uno stile differente rispetto al contesto - ) io penso sempre a un treno, a una ragazza col piercing, a una fichetta glabra e al sole d'ottobre.
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